Il Mistero Di Giusto "Ecco Gesù!". La voce mi arrivò priva del suono umano, il tono né alto né basso, modulato nel cuore come se all'improvviso i canali di un ascolto interiore e mistico, fossero stati sintonizzati da una regìa invisibile, sul filo di corde finissime e sensibilissime, dove in una vibrazione indimenticabile, fu compreso ed avvolto tutto il mio essere. Padre Massimiliano emanava dall'altare la regalità di un ministero più sacro del solito, quasi ad esprimere un annuncio misterioso, con le sue mani protese verso i fedeli pronto a raccogliere in un calice umano l'Ostia, non più rievocazione di un martirio ma profezia di una nuova vita, forse la promessa del ritorno più atteso da tutta l'umanità stava per realizzarsi… "Ecco Gesù!"…. E l'eco di quel momento si ingigantiva dentro di me, un sasso gettato nel lago della mia anima, i cui cerchi concentrici si allargavano in superficie, perfetti e partecipi di un evento custodito da duemila anni nel mistero divino, un evento pronto per la luce dello spirito e la gioia dei cuori. I miei sensi erano stati completamente annientati. Dovetti faticare a rieducare lo sguardo al movimento fisico, tanto era grande già un sentimento di nostalgia di quelle mani sacerdotali, sulle quali avevo percepito le sembianze umane di una creatura, avvolta nel tepore di una speranza infinita. Il mio sguardo si volse istintivamente verso l' alto, obbediente ad un richiamo dolcissimo che illuminò il volto della Vergine, fuori dal tempo e dallo spazio, pur presente nella Cappellina e inebriata dal profumo dell'incenso che mi ricordava la realtà di cui divenivo partecipe per dono divino. La statua posta a lato dell'altare, assumeva d'incanto la morbidezza di fattezze umane, e un colore roseo sul volto di Maria tradiva l'emozione d'una maternità che è già vita, annunciata e protetta nella sfera trasparente di lacrime, custodi del nuovo avvento, dono riservato agli occhi dello spirito nell'attesa della manifestazione. Divenivo complice di un mistero…. Contrariamente a quanto avrei fatto, tacqui, compresi che di quanto avevo visto e vissuto nulla apparteneva a me, alla mia personale esperienza, ma tutto era stato permesso perché io ne divenissi custode, custode di un segreto che avrebbe potuto rivelarsi non ad uno, non a pochi, ma solo, mediante un atto eroico di testimonianza, a tutta l'umanità. Partecipare alla celebrazione eucaristica di P. Massimiliano era divenuta per me una necessità irrinunciabile e non poter confidare nemmeno a lui quell'evento tanto straordinario mi pesava molto ma avevo compreso che il Signore si era servito della inconsapevolezza di un suo ministro poiché il messaggio, tutto ancora permeato di mistero, doveva giungere a me. Le mie meditazioni divenivano sempre più profonde, non capivo, non riuscivo forse a comprendere perché proprio io, speravo e temevo allo stesso tempo di vivere altri momenti simili a quello che ormai aveva cambiato radicalmente la mia vita interiore. Eppure da tanti anni il quotidiano dialogo con P. Gabriele mi collocava in una sfera fuori dell'umano. Le mie giornate iniziavano con la trasmissione dal Cielo, per suo tramite, di quanto il Signore intendeva comunicare a me e a tutta l'umanità. No, non era l'evento del tutto soprannaturale ad avermi sconvolto, io vivevo costantemente in una dimensione non terrena, ma ciò che avevo visto avrebbe cambiato la storia del mondo, il Signore si era annunciato a me in un ritorno umano, e la Vergine della Rivelazione mi aveva resa nutrice spirituale di un'attesa che doveva culminare nella realtà. Dopo la morte di P. Gabriele non avevo mai cercato in verità un altro padre spirituale anche perché da quando ricevevo i suoi messaggi, mediante i doni soprannaturali, mi sentivo guidata e protetta costantemente, ma all'improvviso fu come se fosse giunto il momento in cui necessitavo anche di una guida terrena. Da qualche mese avevo conosciuto Anna, una donna dolcissima e in continuo dialogo con Gesù. A lei non avevo raccontato nulla ma durante una telefonata mi sentii dire: "Lui ci vuole unite, sta per accadere l'e-vento più straordinario del mondo". "Che vuoi dire?", le chiesi io, ma nel cuore già sentivo che tutto si riallacciava a quanto avevo vissuto in quell'"Ecco Gesù". Fu allora che le chiesi di presentarmi il suo direttore spirituale. Lo conobbi pochi giorni dopo nel corso di un incontro che si concluse con le parole del sacerdote rivolte a me: "Signora, non avrei il tempo di assumermi l'incarico della sua guida ma Dio ha voluto che in lei vedessi la presenza del soprannaturale e pertanto devo accettare di seguirla". Naturalmente non avevo ancora raccontato nulla, né a lui, né ad Anna, anche se il nostro parlare quotidiano a tre mostrava la sintonia delle anime che conoscono tutto l'uno dell'altra. Lo sapevo però che per svelare il mio segreto dovevo aspettare un "ordine" e forse il Signore stesso avrebbe manifestato la sua volontà mediante i suoi strumenti. Mi sentivo diversa, ancora una volta diversa, giacché dal giorno in cui, dopo la morte di P. Gabriele, il mio cammino di vita mi aveva condotto oltre i confini dell'umano, a poco a poco guardavo alle cose del mondo come da un obiettivo mutevole nelle immagini, negli interessi, nei colori, secondo un discernimento difficile da ritrovare tra le consuetudini della vita quotidiana. Sentivo crescere il mio spirito a dismisura, quasi a voler rompere la gabbia umana, tutto ciò che doveva adeguarsi alla logica, al comportamento diveniva di ora in ora una costrizione, un vincolo che imprigionava l'espressione totale della mia anima in qualcosa che, seppure percepivo nella intensità, non potevo delineare in nulla della vasta gamma dell'umano. Spesso avvertivo l'insorgere delle lacrime,una commozione profonda causata da una presenza invisibile,ma luminosa;tutto intorno a me esprimeva vita ed io avvertivo un senso di pudore crescente quasi a non volere interrompere la sacralità di un mondo vergine che occhi del mio spirito vedevano avvicinarsi. Eppure quanto appariva nelle circostanze quotidiane aveva sempre più il sapore amaro della sofferenza,del peccato,tutto sembrava infrangersi sotto i colpi di una scure implacabile,come se qualcuno avesse stabilito il tempo ultimo delle cose,e dalle crepe profonde di questo terremoto fuoriusciva la lava rovente di un male che nei secoli aveva divorato l'umanità. Perchè allora tanta gioia nel mio cuore, perché il respiro del mio risveglio mattutino disegnava nelle immagini incontaminate le armonie dei colori nuovi,non consumati dal travaglio dell'uomo? "Cieli nuovi e terre nuove",sì proprio questa era la sensazione che mi trovavo a vivere contestualmente al dramma delle rovine di un tempo che sembrava essersi chiuso alle mie spalle. Tutto in me era riaffiorato all'improvviso di quanto in passato aveva rappresentato le speranze e i sogni sciupati da tanta incomprensione, e tutto era riconducibile a quelle armonie interiori che traducono nell'arte quanto resta fuori dalla realtà. Ora era per me assistere alla manifestazione dell'impalpabile fino a riconoscere nelle forme e nei colori ciò che comunemente sarebbe rimasto nella fantasia. Vivevo un miracolo nel senso dell'inspiegabile e comprendevo che il Signore mi stava preparando a rompere ogni limite alla Fede, forse per quella testimonianza che poco tempo dopo resi al mondo nella consapevolezza di un martirio incondizionato ed eroico. Tutto questo non sfuggiva alla mia sensibilità, molte volte ero stata chiamata a dar prova di quanto si è comunemente soliti vivere nell'astratto; a me si era chiesta l'applicazione di quella Fede che tra l'uomo e Dio costituisce un rapporto prevalentemente spirituale e che solo raramente si manifesta nella concretezza delle circostanze, umanizzando l'Entità divina nella propria esistenza. Ora però percepivo che la prova che ero chiamata a sostenere doveva essere proprio grande, mi stupiva il fatto di trovarmi ad essere coinvolta in qualcosa di ignoto. Di solito sono le immagini, le idee o anche i sogni a provocare interessi od emozioni, ma comunque sempre punti di riferimento riconoscibili attraverso i sensi, mentre ciò da cui mi sentivo attratta, oserei dire rapita, non era prevedibile nemmeno dalla fantasia di chi ha superato i vincoli della vita terrena. Era iniziato il mese di dicembre, la crisi sociale si ripercuoteva anche sull'atmosfera natalizia impoverita nei colori, nelle luci e in quanto altro la tradizione riproponeva al mondo da duemila anni ormai. Per la prima volta si aveva la sensazione di un Natale povero, e per la prima volta la povertà appariva diffusa e distribuita a tutti i livelli come se si dovesse comprendere un'uguaglianza tanto profanata nei secoli, un'uguaglianza imposta da una volontà superiore là dove la resistenza e la cecità dell'uomo sono superate dalla realtà. Giravo per le strade pensando come ogni anno ai regali che avrei fatto, e nemmeno in tal senso ritrovavo quelle che per me erano consuetudini assai care, come se tutto in quel Natale si sarebbe svolto diversamente. Cosa sta accadendo, mi chiedevo intimamente, è mai possibile che sia sola a provare certe emozioni, è mai possibile che solamente io mi accorga che tutto è diverso, che tutto sembra proteso ad una immobilità simile alla giostra che rallenta il solito giro prima di fermarsi insieme alla melodia che fa sognare l'innocenza dei bimbi? Questa era l'immagine spirituale che stavo vivendo del mondo, l'avvio verso una sosta prima del risveglio ad una realtà annunciata e uguale per tutti. Quella mattina come ogni giorno, di buon'ora, ero intenta a tutto ciò cui per l'Opera di P. Gabriele dovevo adempiere. In verità appena alzata, già mentre mi preparavo per uscire di casa, facevo fatica ad ascoltare mio marito ed i miei figli che mi parlavano, e tutto quello che mi stava intorno si affievoliva nei colori e nei toni come se vedessi ed udissi tutto da molto lontano. Eppure non era distrazione o altri pensieri che potevano coinvolgermi, ciò che provavo era paragonabile ad una sorta di assenza, di imperturbabilità, mi sentivo come una camera sterile, una membrana finissima e inavvicinabile. Salii in macchina, ma come se guidasse un'altra persona, eppure erano le mie mani a stare sullo sterzo, i miei piedi a frenare od accelerare, i miei occhi a riconoscere il verde e il rosso dei semafori ma tutto questo era palpabile come gli spigoli di una scatola il cui contenuto era stato rubato. Chiusi la porta dello studio e staccai il telefono, come sempre attendevo il messaggio di P. Gabriele, come sempre la mia mano scorreva veloce traducendo nel linguaggio umano quello che il Cielo desiderava comunicare attraverso i suoi strumenti. Ero solita leggere il messaggio a coloro che si trovavano ad essere presenti prima che ciascuno desse inizio al proprio lavoro. Io stessa apprendevo il contenuto delle rivelazioni ascoltando come gli altri, giacché nulla era concesso alla mia mente durante il dettato soprannaturale. Era il 9 dicembre del 1992: "Figlia mia, comprendo l'emozione che d' ora in ora pervade sempre di più il tuo cuore, poiché il compito che il Signore ha voluto conferirti, nella espressione vivente dei tuo stesso nome quale annunciatrice universale della seconda venuta di Gesù sulla terra, tale compito ti identificherà nella storia di tutti i secoli così come av-venne per l'Arcangelo Gabriele e tutte le generazioni venereranno il tuo ricordo ricercando nella tua intercessione ciascuno l'annuncio quotidiano nella propria vita, secondo la volontà di Dio. Il Signore per diretta ispirazione ha posto nel cuore tuo e di Anna l'intima convinzione della nuova nascita e voi, figlie predilette, non dovete far altro da questo preciso momento che dar vita alla vostra attesa, perché divenga l'attesa di tutti, dicendo appunto a tutti, a tutti quelli che incontrate, a tutti quelli con cui parlate, e anche pubblicamente secondo l'ispirazione che avrete, che a Roma, nella notte tra il ventiquattro e il venticinque dicembre dell'anno millenovecentonovantadue nascerà il Cristo della nuova era e spiegherete che tale nascita non dovrà essere interpretata simbolicamente poiché quel bimbo nascerà così come Egli stesso già nacque la prima volta, e come allora sarà riconosciuto solo attraverso 1a Fede dei credenti. Questo bimbo vagirà, crescerà e sarà adulto, patirà anch'esso nella sofferenza per la quale nemmeno questa volta la conversione delle anime sarà universale, ma questo Gesù non morirà, poiché Egli torna a nascere nell'èra in cui cessa per sempre il potere esecutivo di Satana e pertanto Egli rappresenterà sulla terra il regno del Dio vivente non risorto ma tornato, rigenerato secondo il corso naturale che vede l'esistenza delle creature sulla terra. E non avremmo potuto parlare di èra nuova se non riferendoci al rinnovamento universale di tutte le cose mediante un nuovo evento capace di riassorbire in sé l'universo e riproporlo per una più giusta lettura tesa alla esatta comprensione di quanto non fu compreso in quel tempo, e poiché quel tempo segnò l'inizio del calendario con la nascita di Gesù anche questo nuovo tempo deve cominciare con un identico evento visibile, ascoltabile e palpabile così come il ricordo non può fare ma si rende necessaria una nuova realtà. Badate figli miei che anche in questa realtà non viene meno la necessità dell'intervento della vostra Fede, poiché anche questa volta alcuni si domanderanno: ma è veramente il Figlio di Dio? E allora Dio vedrà quanti nel formulare tale dubbio disconosceranno non questo Gesù, ma quello venuto la prima volta, poiché se vi avessero creduto allora lo riconoscerebbero anche oggi. E in tal senso voglio farvi riflettere su una nuova esigenza che il Signore ha posto nella prossimità del passaggio nell'era nuova, e cioè l'impedimento di applicare la Fede al ricordo, nel contestuale rifiuto della realtà. Questo equivoco diabolico che ha portato l'umanità e soprattutto la Chiesa alla negazione del soprannaturale, tale equivoco sarà chiarito definitivamente nella nuova proposta da parte di Dio a tutta l'umanità di un Figlio che è quello stesso e che pertanto non può essere disconosciuto proprio da quelli che si sono resi ministri responsabili tramandando nei secoli l'evento di Bethlemme. Ora il Signore intende mettere le sue creature nella condizione di superare le diffidenze verso chi si è dimostrato indegno di pronunciare nei secoli la parola, il Verbo, ottenendo dai più deboli il rifiuto del Figlio di Dio con il crollo attuale della Chiesa. Il Signore vuole superare la barrie-ra dei suoi ministri che lo hanno profanato e in tal senso mostra direttamente alla umanità l' identico gesto d'amore che ben si sintetizza figlia mia in quella espressione eucaristica per la quale ti commuovesti osservando la mano tesa di P. Massimiliano portante l'Ostia Sacra con le parole "Ecco Gesù". E ben vedesti prendere corpo in quei gesto che ti apparve con le sembianze non di un Cristo sacrificato ma di un bimbo venuto a nuova vita, ben lo vedesti figlia mia riflesso nell'immagine di quella Madonna il cui sguardo divenne vivo e umido di commozione, poiché in quel giorno ti fu annunciato l'evento che tu ora annuncerai al mondo intero. Gesù crescerà nella vostra sfera ricca dello Spirito Santo e appena l'età conferirà a questo bimbo l'articolazione della parola egli pronuncerà quanto i1 Padre Celeste vuole riferire mediante il suo Figliolo alla umanità della nuova era. E si ripeterà in modo straordinario la storia dei miracoli perché non abbia più ad interrompersi, giacché questa volta il Figlio di Dio tramanderà l'eredità del suo insegnamento non attraverso gli scritti e le testimonianze di quanti come voi vivranno al suo fianco, ma accadrà, per un mistero che non posso svelare, un fatto straordinario per il quale Egli sarà visibilmente presente e riconoscibile fino all'ultimo giorno dei mille anni della nuova era. E allora figlia mia coraggio, sii bella e degna di tale annuncio che devi dare, poiché per dire al mondo di incamminarsi verso Gesù che sta per nascere è necessario mostrarsi bella come un angelo, quale veramente sei, come precedentemente ebbi a rivelarti. In questo messaggio comprenderai che non posso includere null'altro che sia relativo ai vostri fatti quotidiani, ma devi credere che provvederò a tutto ciò che il vostro animo mi permetterà, dovendo osservare la sintonia che è necessaria tra l'uomo e Dio. Ora non c'è tempo da perdere, l'attesa di un bimbo scandisce ogni attimo della vita di coloro che lo presenteranno, perciò che tutto sia pronto e adeguato, cominciando dal vostro cuore. Vi benedico P. Gabriele ore 8,30" Le parole di P. Gabriele sembravano essersi impresse a caratteri grandi su tutto ciò che i miei occhi guardavano intorno, mentre il silenzio di tutti noi, provocato dall'emozione profonda che era penetrata nel cuore di ciascuno, rispettava quasi la sacralità di un momento non ancora vissuto ma già reale nella nostra Fede. Mi accorsi che stavo pensando con l'anima e ripercorrevo avanti e indietro la storia di duemila anni rivisitando luoghi, parole, profezie, eventi, immagini e quanto altro era tempio del mio credo e allo stesso tempo per la prima volta vidi come di seguito al libro sacro tante pagine bianche, pronte per essere scritte, pronte per continuare quella storia così come sembrava essersi conclusa duemila anni fa. Annullai tutto ciò che era previsto per quella giornata, non ero in grado di adempiere a niente di quanto era pur necessario, ero frastornata come dall'urto fisico di due mondi di cui, uno, quello più piccolo, più fragile, avrebbe dovuto accogliere l'universalità dell'altro, la potenza, la magnificenza. Eppure tutto doveva presentarsi intatto, incontaminato, perfetto, poiché tutto si era emanato dal progetto di Dio. E come sarebbe stato possibile per me, creatura di questa terra, custodire nella perfezione una rivelazione che sarebbe stata manipolata dalle miserie degli -uomini, dalla incredulità, dalla paura o dalla deformazione della Fede, come avrei potuto difendere la manifestazione del Dio vivente da quanti nei secoli avevano amministrato il suo martirio? Non percepivo più nemmeno il mio stesso respiro come se di me vivessi la fotografia, come se nulla fosse stato chiesto del mio pensiero, della mia disponibilità, della mia paura, ma un comando, un ordine preciso fosse giunto alle mie sole sembianze umane poiché un altro era lo spirito. Quando fui sola telefonai a P. Casillo, il direttore spirituale mio e di Anna e dopo che ebbi finito di leggergli il messaggio fui sorpresa della serenità con la quale mi disse: "Ebbene signora, è necessario che lei faccia quanto le è stato chiesto, né deve preoccuparsi, il mondo non fa altro che chiamare in soccorso il Salvatore, ora è tempo che Egli risponda a chi invoca il suo ritorno da duemila anni". P.Casillo non si mostrò nemmeno sorpreso, bensì dalle sue parole si emanava una responsabile consapevolezza di quanto egli stesso e la sua teologia avrebbero sostenuto di fronte alle comprensibili reazioni che si sarebbero scatenate. Lo incontrammo nel pomeriggio dello stesso giorno, Anna ed io, e riconobbi in lui l'emozione di chi già era-stato destinatario di ben altre conferme, sicuramente provenienti da quel ministero che pone il sacerdote degno a diretto contatto con Dio. Lui così severo nell'aspetto e permeato di quella autorità tipica dei religiosi, lui così lucido e razionale, scrittore paolino di chiara fama, lui vibrava come un bimbo che non riesce a nascondere la contentezza di essere arrivato prima a scoprire chissà quale segreto. "Coraggio signora", mi disse, "il Signore e P. Gabriele ci diranno il resto e in quel che dovremo fare ci guideranno gli angeli". "Sì padre", replicai, "ma lei capisce che cosa si scatenerà quando io dirò che la notte di Natale tornerà sulla terra il Figlio di Dio? L'Opera di P. Gabriele, il suo messaggio, io stessa, la mia famiglia saremo colpiti da tutti quelli di cui si servirà Satana, il clero stesso si ribellerà". E lui: "Appunto signora, lo ha detto, "quelli di cui si servirà Satana" e noi li combatteremo con la verità, pensa che il Signore ci lascerà soli in questa battaglia?". "Padre, io non temo per me, deve credermi, ma se il mondo voltasse le spalle a questa rivelazione, io mi sentirei in qualche modo colpevole, e poi che vivremo in quella notte Padre?". "Questo non lo possiamo immaginare, né il magistero della Chiesa può stabilirlo prima del tempo, Dio fa quello che vuole e il suo Spirito può manifestarsi ovunque e in ogni modo. Certamente sarà un evento straordinario e sono sicuro che si accompagnerà ad un segno luminoso". Intervenne Anna: "Padre lei mi segue e mi guida da tanti anni, lei sa che io mi sento davvero `Tutta di Gesù' e per Lui farei qualunque cosa, ma il rischio che ci definiscano pazzi c'è, e in tal caso nessuno crederebbe più a nulla di quanto il Cielo ci tramanda". "Signora", rispose P. Casillo, "dico anche a lei di stare tranquilla, non ci saranno altre croci, il Signore tornerà nella gloria, nel senso che sarà trionfante sulla terra e vivrà con coloro che lo meriteranno fino alla fine dei tempi". "Padre, non capisco...", Anna era anche lei smarrita e soprattutto impaurita delle reazioni dei suoi familiari ai quali certe realtà apparivano come frutto di follia. L'incontro durò tutto il pomeriggio e si concluse col più totale disorientamento poiché non sapevamo cosa avremmo dovuto fare praticamente per preparare l'umanità ad un evento tanto straordinario. P.Massimiliano era anche lui intento nei preparativi natalizi per i o malati di leucemia della clinica di cui 'era il cappellano; lo osservavo spesso nell'attenzione che prestava al presepe, per lui quei personaggi non erano la rievocazione di un ricordo e nemmeno una tradizione, li curava, li vestiva così come si sarebbe fatto per creature vive, presenti umanamente. Mi chiese: "Ci sarai alla mia messa di mezzanotte?". E così fui costretta a rispondergli con ciò che fino a quel giorno non gli avevo confidato. "No, no, Massimiliano, in quella notte io sarò ad attendere il ritorno di Gesù sulla terra, accadrà un evento straordinario ed io dovrò annunciarlo". "Ah sì?" mi rispose, ma non era stupito, piuttosto consapevole di come egli stesso avrebbe vissuto quella notte, non ricordo ma realtà presente. L'intensità del suo carisma era tale da permettergli di vivere ben oltre le circostanze umane, lui conviveva davvero con Gesù, lo palpava, lo amava, in una fusione con se stesso che era anima e corpo. Non gli spiegai di più, sapevo bene che Gesù stesso un giorno, nelle sembianze di un bimbo di circa sette anni, lo aveva accompagnato in visita nell'ospedale fondato da Padre Pio, e così di manifestazioni soprannaturali era stata permeata la sua intera vita. Non mi preoccupavo nemmeno di doverlo perdere di vista un giorno, magari a causa di quelle divisioni che creano i ruoli piuttosto che i cuori; se Dio era giunto a me con un annuncio tanto grande per mezzo di questo suo ministro, prima o poi avremmo diviso lo stesso cammino. Ciò che invece intorno a me si delineava come un crescendo di stupori, commenti, perplessità, riflessioni, paure, contraddizioni era il dilagarsi di quanto P. Gabriele aveva annunciato tra coloro che quotidianamente ricorrevano alla sua opera, alla sua intercessione, al mio consiglio. Ognuno diceva la sua nel senso della pura immaginazione di quanto si sarebbe verificato in quella notte sempre più vicina. Avevo ricevuto tanta gente, e a tutti rivolgevo una parola nuova, i problemi mi apparivano sempre più piccoli di fronte alla grandezza di Colui che sarebbe tornato per risolverli tutti. Alzai lo sguardo e di fronte a me, splendente come un angelo vidi per la prima volta Paolo. Mi resi subito conto che vivevo una circostanza non umana e di cui egli stesso doveva rimanere inconsapevole, ma ancora una volta il Signore mi inviava un suo messaggero. La mia disinvoltura sembrava essere scomparsa all'improvviso, come pure non riuscivo a collocarlo in un quadro reale, l'età, la voce, il colore dei capelli, vedevo e assorbivo luce allo stesso tempo, fino a stabilire un contatto tra entità provenienti da una medesima natura, come frammenti di universo pulsanti nella mano di Dio. Ci fu uno scambio di poche e banali parole ma, fedele a quanto di questo incontro P. Gabriele mi aveva fatto riconoscere, invitai Paolo a tornare alle due del pomeriggio del giorno dopo. Solo più tardi mi resi conto che a quell'ora non ero solita ricevere nessuno, ma compresi che quanto avevo pronunciato era espressione della volontà di Dio. Ormai tra i figli spirituali di P. Gabriele non si parlava d'altro anche se nessuno ancora trovava il coraggio di annunciare i1 ritorno del Signore nell'ambito della propria esistenza. C'era però un richiamo quotidiano ad un confronto che di ciascuno avrebbe messo a nudo incertezze, dubbi, timori, desideri. ambizioni e pertanto durante l'intervallo del pranzo ci riunivamo spontaneamente tentando di immaginare quanto dell'annuncio reso non era stato svelato. E così anche quel giorno si discuteva su ciò che ognuno di noi avrebbe dovuto fare, e l'aspetto più sconcertante era quello per il quale forse umanamente avremmo dovuto riconoscere l'avvento del Figlio di Dio. Io ero sempre più stanca, le domande divenivano assillanti per me che non ero in grado di rispondere, nessuno rifletteva sul fatto che anch'io avevo dovuto esercitare la Fede per meritare il privilegio di un annuncio che avrebbe dovuto coinvolgere il mondo intero. Soffrivo nel constatare la continua violazione del concetto stesso di mistero, come pure intravedevo l'opera di Satana nel manipolare le fragilità di chi, anche in buona fede, si chiedeva: "Come? Perché? In che modo?". Il più tenace in un crescendo insistente e martellante, "gutta cavat lapidem", era Marco e tra un intervallo e un altro della sua missione di medico pediatra, mi travolgeva di domande cui nessuno avrebbe potuto rispondere giacché si sarebbe limitata quella che doveva essere l'espressione dell'universalità dell'evento divino. Comprendevo però che l'annuncio di P. Gabriele aveva imposto una riflessione autentica soprattutto ai cristiani, poiché loro avrebbero dovuto rendersi strumento di un evento che doveva raggiungere tutti, tutti coloro che non avendo riconosciuto in Cristo il Figlio di Dio attendevano il Messia quale evidenza massima della Giustizia. Era un continuo discutere tra di noi e ciascuno trascurava di fatto ciò che io in quei giorni potevo provare interiormente, la mia umanità era oltraggiata da tutti, anziché tacere mi riferivano i primi commenti di chi aveva utilizzato il magistero della Chiesa per esprimere e tramandare nei secoli non certo la gloria di Dio ma solo e unicamente una sentenza di morte. E Satana in quei giorni si serviva abbondantemente del dubbio, della contraddizione e di quanto altro a poco a poco indeboliva i cuori di coloro che inconsapevolmente si sarebbero addormentati, così come gli apostoli nelle ore di quella che fu per Gesù un'agonia di solitudine. Tutto, di quanto stavo vivendo, mi era stato annunciato, e spesso io stessa dovevo ricercare la forza nelle parole di P. Gabriele, le uniche che mi accompagnarono attimo per attimo nell'immensità di un mistero che tale doveva rimanere. "Figlia, ora è sulla poderosa roccia della tua Fede che si fonda l'evento più straordinario della storia di questi tempi, poiché nonostante tale evento fosse stato bene annunciato nelle Scritture, la cattiva interpretazione ha travisato totalmente le verità in esse contenute, cosicché Satana ha potuto lavorare sulla fantasia degli uomini disorientandoli verso un ipotetico anno duemila che avrebbe visto definire 1a vita dell'umanità intera E così, quante creature si sono perse, quante non hanno predisposto i1 loro animo a quel rinnovato gesto di amore divino dal quale sarebbe scaturita la salvezza di tante anime. Vedi,figlia mia perché il Padre Celeste accusa i suoi ministri di essersi resi responsabili della perdizione spirituale dei genere umano! Eppure la dottrina è chiara, comprensibile nella semplicità dei cuori, poiché il Signore e quanti di lui hanno reso testimonianza sapevano di dover usare un linguaggio per tutta l'umanità e pertanto lo Spirito Santo ha fatto sì che ogni parola fosse posta a1 giusto posto. Ma non si è voluto capire o, ancor peggio, si è fatto in modo che coloro che avrebbero compreso fossero invece deviati dalla interpretazione, dalla filosofia, dalla psicologia, dalla teologia. Dio è divenuto una materia di scambio e non un atto di Fede, non lo si è voluto leggere, ma si è preteso di tradurlo dando spazio al demonio di introdurre nella sofisticazione della parola le peggiori falsità che rendono oggi la attuale dottrina una realtà inesatta, non rispondente al vero e tendente piuttosto al dubbio che alla trasparenza della verità. Sarebbe bastato meditare sulla preghiera simbolo del fondamento della Fede, sarebbe bastato recitare con il cuore il Credo per comprendere che in questo tempo si sarebbe annunciata la seconda ed ultima venuta di Gesù.., ". P. Gabriele mi invitava a ricondurre tutte le mie risposte, rivolte all'insidia di domande impure, a quanto appariva chiaro nella lettura semplice delle Scritture Sacre, quasi impegnandomi a restituire al Vangelo l'originaria verginità, depurandolo da tutto quello che il magistero della Chiesa aveva inquinato della parola di Dio. Marco era arrivato da poco. era sconvolto, tremante, i suoi conflitti interiori fuoriuscivano dal respiro affannoso, e un velo di sudore gli copriva il volto, era ansioso, ansioso di sapere, di capire ciò che mai sarebbe passato attraverso la conoscenza, egli stesso si sentiva in dovere di rispondere a chi nel suo ambiente lo scherniva, lo derideva, lo offendeva. "Cosa c'è Marco", gli chiesi, "con chi hai parlato oggi della rivelazione, mi sembri più strano del solito". Esplose: "Con chi vuoi che abbia parlato, con tutti, con i colleghi, con l'infermiera, sì, lì per lì mi ascoltano poi cominciano a farmi domande precise ed io non so cosa rispondere, ma qualcosa bisognerà pure spiegare". Ero irritata e lo interruppi: "E' l'umanità che dovrà rendere conto del proprio operato a Lui che torna, attento Marco, in questo modo sei tu a rendere il Figlio di Dio ancora una volta lo zimbello dei senza Fede". "Abbi pazienza Gabriella, qui si tratta di teologi, di autorità del clero, come fai a definirli senza Fede, sono i maestri della dottrina e sostengono che Gesù non può tornare sulla terra". "Gesù fa quello che vuole, tanto per precisare, e poi a noi è stato chiesto di diffondere un annuncio e non di commentarlo, non dobbiamo spiegazioni a nessuno, noi stessi dobbiamo provarci nella Fede, come tutta l'umanità". Marco non si fermava e incalzava una domanda dietro l'altra: "Ma loro dicono che Gesù è nato una sola volta da Maria, come si spiega una nuova nascita, e chi lo partorirà?". "Basta Marco, tu stai violando un mistero che sarà svelato quando Dio vorrà e solo a chi se ne renderà degno". Mi avvertirono che era arrivato un giovane cui avevo dato appuntamento; già, me ne ero dimenticata. "Fatelo passare, anzi è bene che ascolti anche lui". Paolo entrò nello studio quasi stupito di far parte di quella che appariva una riunione più che seria. I volti erano tesi, il merito della discussione induceva tutti a riflettere sulla responsabilità con la quale dovevamo prepararci ad annunciare il ritorno del Figlio di Dio, e il travaglio interiore di Marco era sicuramente, anche se in misura diversa, lo stesso degli altri. Fino a quel momento ero turbata anche io. Mi sentivo ogni giorno violentata da un egoismo crescente, ognuno doveva e pretendeva di soddisfare quanto la viziosità delle menti dettava, e nessuno che mi avesse chiesto: "Gabriella come ti senti nell'anima per dover rendere all'umanità un annuncio tanto grande?" Nessuno che si fosse posto il mio problema, quello di una persona qualunque, senza autorità né trascorsi mistici, nulla che potesse in qualche modo giustificare in me la scelta del Signore, una persona priva di quelle caratteristiche di umiltà o povertà o ignoranza che avrebbero potuto collocare l'evento stesso in quel mondo di fenomeni dove tutto è possibile ma nessuno è obbligato a crederci, una persona pienamente e costantemente partecipe della vicenda umana a tutti i livelli sociali, politici, culturali. mondani che all'improvviso dice al mondo: "Fra pochi giorni Gesù torna, umanamente, sulla terra!". La sensazione che provavo sempre più netta era quella del tribunale, sì. quegli incontri frequenti, quotidiani erano dispute ira sapienti che ipotizzavano quanto all'uomo non sarebbe stato mai concesso, ed io mi sentivo processata, non da accuse ma da domande che, anziché rendere quell'attesa un mistico e religioso silenzio, confondevano nel frastuono umano le voci interiori dell'anima. Il sorriso di Paolo riportò subito nel mio cuore la gioia e già l'eco di tante sciocchezze era lontano, percepivo bene la misura spirituale di questo giovane e desideravo che se ne rendessero conto tutti tanto che gli chiesi: "Noi ci conosciamo da un solo giorno Paolo, che effetto ti fa sapere all'improvviso che fra poco torna sulla terra Gesù come la prima volta, sii sincero, ti prego, pensi che siamo pazzi ...". I1 suo sguardo divenne serio e profondissimo, sentii penetrare nella mia anima un calore forte e le sue parole furono un codice rivelatore di quanto Dio aveva eletto in questa creatura: "Non penso, non penso a nulla, ci credo e basta". Lo vidi semplice come un pastorello abituato alla grandezza del creato e gigante nella Fede degno testimone dell'esempio di David. Nessuno di loro diede peso alla naturalezza che Paolo aveva trasmesso dell'evento stesso, tanto abituati a ritenere importanti solo le cose che appaiono complicate, ma ero io che dovevo riconoscere in quelle parole le stesse che qualcun altro prima di lui proferì nell'indicare in Gesù il Figlio di Dio. Sapevo che la voce del Cielo utilizza un vocabolario uguale per tutti, adulti e bambini, vecchi e giovani, colti e ignoranti, poiché il Signore doveva e voleva includere nel suo progetto tutta l'umanità, ma l'uomo si autoescludeva pretendendo di trovare nel messaggio divino ciò che ne avrebbe reso destinatari solo pochi. Finalmente nel mio cuore si era ' aperto un varco nel quale intravedevo una luce che mi avrebbe indicato il percorso in quei giorni che ancora mi separavano dalla santissima notte. Infatti quel tempo fu per me come un'oscurità che vivevo nella violenza dei colpi, uno dietro l'altro, senza che ne potessi individuare la provenienza, ma dovevo credere di essere veramente nel piano di Dio, dovevo fare appello alla mia Fede con una forza tale da resistere anche agli urti di una violenza ingiustificata. Quell'annuncio si era rivelato come una semente pur preziosa ma distribuita a caso su terre più fertili o meno fertili, perduta nelle acque o dissolta dai venti, bruciata dall'aridità o marcita nella putrefazione. Eppure da ciascun seme avrebbe potuto manifestarsi l'essenza della Rivelazione. Anche la reazione della mia famiglia rientrò nel corso della storia ripetendosi ciclicamente nel male e nel bene. Il distacco da quelle che furono le mie radici di nascita era praticamente già avvenuto da tempo, così come il Signore ci insegna che la sua chiamata é mirata, individuale e pertanto questa circostanza acuì ciò che già era per me naturale. I miei affetti si alimentavano completamente nel tepore che ricevevo ed emanavo nel seno della mia casa. Infatti P. Gabriele aveva coinvolto con la sua presenza non solo me ma, insieme a me, mio marito e i nostri tre figli. Quanto però mi era stato chiesto questa volta, sapevo e in un certo senso ne soffrivo, non avrei potuto estenderlo a nessun altro, poiché il Signore aveva operato le sue scelte, al di là di quelle realtà umane più comprensibili, proprio perché si delineassero i nuovi pastori mediante la Fede di ciascuno. Per la prima volta dovevo obbedire a quanto diveniva un sacrificio sempre più grande; se solo avessi confidato a mio marito tutto quello che la mia anima stava provando, se solo avessi potuto dissolvere i suoi dubbi, le sue fragilità, illuminare là dove la cecità umana dà corpo alle morbosità della vita, avrei trovato in lui quanto per me sarebbe stato ossigeno, vita, conforto. Anche Carmelo invece, faceva parte di quel popolo che di lì a poco avrebbe dovuto mostrare la veridicità di un credo dal quale sarebbe scaturito il nuovo regno di Dio. Solo nel silenzio della nostra casa ritrovavamo quella sintonia per la quale erano sempre più evidenti i preparativi di un Natale diverso da tutti gli altri, forse nella speranza di esserne i primi testimoni o comunque nella consapevolezza di Colui che tuttavia sarebbe tornato. Momenti sempre più rari anche questi, poiché Satana approfittava di ogni banalità per seminare turbamento, sospetto, incertezza, ed ogni volta che avrei voluto smascherare l'opera del maligno era come se il Signore mi impedisse di muovermi, di parlare: "Ferma, che ciascuno verifichi la propria Fede". Pensavo spesso alla forza di Maria nel tacere quanto fu rivelato solo a lei provocando in altri, in Giuseppe, l'esasperazione della povertà umana che tuttavia santificò coloro che accettarono per Fede ciò di cui fu privata la conoscenza. L' intensità spirituale di quei giorni poteva racchiudersi in un triangolo carismatico i cui lati erano rappresentati da Anna, da Paolo e da me stessa, anche se poteva già intuirsi una diversità di ruoli che avrebbe circoscritto e difeso la rivelazione dall'opera diabolica. P. Casillo esprimeva al meglio la sua assistenza spirituale e per suo tramite lo Spirito Santo rendeva a noi comprensibili quelle verità per altri oggetto di Fede, come se da parte nostra l'aver accettato di emanare l'annuncio avesse costituito l'ultimo ostacolo ben superato. Nulla delle tanto amate consuetudini avrebbe potuto attuarsi in casa quella notte del 24 dicembre. Infatti P. Gabriele nel messaggio mi comandava di ritirarmi in preghiera unitamente ad Anna, nella sua dimora, in attesa di quanto il Signore avrebbe manifestato a chi come noi doveva renderne testimonianza. Scoprii nei miei figli una maturità spirituale non comune, l'avere rinviato ciò che per loro era l'attesa trepida di tutti i bambini, la festa, i regali, i dolci, non creò nei loro animi il benché minimo turbamento, anzi si rivelarono i più emozionati nel far parte di quella processione che doveva giungere fino a noi, una processione di pastori nuovi, là dove gli ultimi arrivarono realmente primi. P. Gabriele aveva detto: "Si canti il Gloria nelle strade che ve-dranno i pastori della nuoUa èra in un cammino di Fede e di Speranza. Si canti il Gloria poiché il Cielo consegnerà agli uomini di buona volontà il Figlio di Dio fatto nuovamente uomo, e sia i1 Gloria delle mie creature 1o stesso che canteranno gli angeli per onorare anche l'umore infinito del Padre che pone per l'ultima vol-ta la sua creatura sulla terra. Si onori la Mamma Celeste e si canti per lei l'Ave Maria, credendo nella esatta ripe-tizione di ciò che la vide prescelta nell'Annunciazione dell'Arcangelo". Era il 23 dicembre, l'attesa alimentava ormai tra molti un via vai di chi si rende partecipe dell'ignoto, un crescendo di emozioni, timori, attivismo sì ma poco raccoglimento, prevaleva l 'umanità, ancora una volta, laddove lo spazio totale doveva appartenere allo spirito. Io invece percepivo la sfida del maligno che si sarebbe servito di tutti i suoi strumenti per distruggere il mio corpo e la mia anima e con me seppellire di nuovo il Salvatore. "Prega figlia mia, prega poiché in queste ore ti sentirai spesso 1a morte vicino, ma bada di non lasciarti andare, i suoi colpi saranno sofisticati e terribili sino al momento in cui ti sentirai il cuore stretto nella morsa della bestiaccia, ma tu in quell'istante stringerai i denti e farai un profondo respiro che dovrà essere per il vigliacco l'espulsione della sua perfidia dal suo stesso corpo". In passato di scontri contro il demonio ne avevo sostenuti molti, ogni volta che il Signore operava mio tramite testimoniando la sua potenza, il suo amore, pagavo di persona, dovendo subire le azioni del maligno tali a volte da portarne i segni visibili, ma questo non mi spaventava, piuttosto conoscevo la sofisticazione del suo artifizio c temevo che in tal senso avrebbe potuto distrarmi da quanto di quella notte doveva rappresentare l'oggetto della mia testimonianza. Pertanto scolpii nel mio cuore le parole che P. Gabriele mi trasmise nel messaggio del 24 dicembre: "Figlia mia l'annuncio da te reso gira tra i cuori di quanti ti hanno ascoltato rifocillando quella tenue fiammella di Fede sopita per duemila anni sotto la cenere della sofferenza di un'umanità vittima del peccato. Eppure non é morta la Speranza per 1a quale ciascuno nella più profonda intimità interiore ha guardato, sia pure come un momento di fiabesca illusione al ritorno di Gesù sulla terra. E poiché figlia mia i1 Bambinello è stato invocato quale soccorso in un mondo schiavo della sopraffazione e della ingiustizia. Egli torna tra di voi con il nome di GIUSTO, a garanzia di quanto il Padre Nostro promise secondo l'osservazione o [a violazione delle sue leggi. Non temere figlia cara, non cedere anche tu alle paure che il demonio intende indurre perché questa santa attesa si affievolisca,vedrai,il Cielo non tradirà la Fede che tu ed Anna avete applicato ciecamente, voi amate figlie, vivrete l'evento quali protagoniste terrene mediatrici con la realtà divina e racconterete ai mondo quanto avverrà nel segno della vostra predilezione. Il vostro cuore, figlie, è già culla per il piccolo Giusto e la Mamma Celeste lo affiderà nelle vostre mani così come accade quando una donna pone tra le braccia della nutrice la propria creatura. Ciò che altri non vedranno sarà quanto passerà attraverso la sofisticazione del pensiero o anche la curiosità o anche l'affanno della Fede, poiché in tutte queste dimensioni Giusto non potrà vivere e mostrarsi agli occhi umani per volere del Padre. Egli, il Figlio di Dio, torna libero e svincolato dai lacci del limite umano e laddove si sentirà stretto scomparirà e si dileguerà per non essere profanato da coloro che tanta grazia non meritano. Ed ecco perché figlia mia, circa l'evento di questa notte nulla appare certo, sicuro, l'immaginazione spazia nel cielo alla ricerca di quella situazione più probabile, più riconoscibile, ma quanto avverrà in verità sarà diverso da qualunque fantasia, poiché ciò che fu scritto nel Cielo si comprenderà solo dopo questa seconda ed ultima nascita. Quassù già si misura l'intensità dell'amore che alimenta i cuori di chi attende e tale intensità sarà pari a quella che si vedrà nel Cielo e pertanto diversa per ciascuno. Ma i1 vostro compito, figlie del mio cuore e dei Padre Nostro, sarà allora appena cominciato poiché quanto dovrete testimoniare scatenerà l'intero mondo dei credenti, fortificando nella Fede i più semplici e smascherando invece quanti della Fede ne hanno fatto uno strumento per interessi umani. E sarà guerra, una guerra dura e cruenta, non si vedranno croci questa volta, ma le sofferenze che vi saranno inflitte andranno a costituire l'eroicità della vostra vita secondo le sante virtù della dottrina cristiana. Tu figlia benedetta sarai il bersaglio più colpito poiché il Giuda di questo tempo non tremerà di fronte alla semplicità di Anna ma piuttosto sarà terrorizzato dal dono divino del tuo intelletto che si imporrà anche su coloro che rifiuteranno di passare attraverso l'evento soprannaturale. Tu rispiegherai ai mondo quanto fu vis-suto duemila anni fa e le menti dei superstiti dell'era nuova saranno,finalmente illuminate fino ad accendere la lampada della Fede per mezzo della quale sarà ben riconoscibile la nuova Chiesa di Cristo edificata sulla terra della Giustizia, adorata e glorificata nel suo Re, Giusto, i1 Figlio di Dio che fu Gesù Cristo. È vero figlia quanto quella santa donna che è Vittoria teme di dirti con chiarezza che tu sci in grave pericolo ma è pur vero che sul tuo capo splende costantemente la stella che è 1a vedetta del Signore perché possa fulminare la mano degli assassini nel momento in cui l'alzeranno contro di te. Mediante la tua Fede e la tua testimo-nianza è in gioco tutta l'umanità che esce definitivamente dal potere spirituale ed umano gestito dagli uomini di Satana e pertanto appare facile eliminare te che sei l'unica causa di tale cambiamento. Questo è quanto si è deciso ad opera degli ecclesiastici ed anche di quei laici che detengono i1 potere politico e massonico, ma ti ripeto, su di te è presente l'occhio del Dio Padre che si accenderà come un faro in quei preciso momento costringendo alla resa quanti si sentiranno scoperti nel crimine pi ù vergognoso di questa èra. Sei anche circondata da angeli posti al tuo fianco sotto sembianze umane a protezione di ogni ora della tua giornata, ma figlia mia cerca nel proseguimento della tua battaglia d'essere anche docile ed accettare qualche consiglio senza dimenticare che 1a prudenza fu descritta non come debolezza ma come virtù. E allora tu osserverai quanto ti verrà indicato da me, giorno per giorno, e se dovrai spostarti o modificare qualche consuetudine tu lo farai senza ribellione. Ricordati che la tua vita ora appartiene nuovamente al Signore e quanto da Lui ti verrò chiesto per la salvaguardia di questo dono tu dovrai accettarlo, soprattutto per quanto dalla tua vita dovrà scaturire a beneficio di tutta l 'umanítà, quell'umanità che in te riconosce la felicità e le emozioni che portano i cuori a dire: "Grazie mio Dio per avermi creato!". Vi benedico P. Gabriele,, Padre Gabriele, a poche ore dall'inizio dell'era di Giusto già delineava quello che per me sarebbe divenuto un tempo di persecuzioni, così come fu per i cristiani quando dovettero passare dalla Fede alla testimonianza, al duro prezzo della loro stessa vita. Nell'avvicendarsi delle ore che sembravano trascorrere più lente del solito quasi a voler dar tempo a tutta l'umanità di predisporsi giustamente in un'attesa che sarebbe valsa quale riscatto per duemila anni di perseveranza nel peccato, percepivo un'alternanza di stati d'animo che non traducevano solo le emozioni di chi si sente puntate addosso milioni di antenne pronte ad indagare laddove regnava il velo del mistero, ma percepivo anche la paura di un conto alla rovescia ormai vicinissimo a quello che ormai per la mia vita consideravo un salto nel vuoto. Eppure mi muovevo e predisponevo come avrei fatto per una serata speciale, sentivo il bisogno di curare la mia immagine e scelsi l'abito cercando di intuire il gusto di uno sguardo di cui non immaginavo i contorni. Indossai una gonna lunga con disegni orientali sulla quale posi una maglia dorata, semplice ma elegante, e quando mi accingevo a scegliere i gioielli presi un'iniziativa che non passò né per la mia mente e nemmeno per il mio cuore, come se eseguissi un ordine, fu un'azione meccanica che non avrebbe dovuto coinvolgere nulla di me. Chiamai Carmelo ed i nostri figli, di ciascuno presi un oggetto d'oro e aggiunsi : "Li metto nelle mani della Madonna, poi domani ve li restituisco". Si guardarono ma tacquero, forse compresero che il mio tempo umano era scaduto mentre già vivevo una dimensione extraterrena dalla quale non sarei mai tornata sola sul nostro pianeta. Sarei andata a casa di Anna alle cinque del pomeriggio. Tutto il giorno Carmelo era stato intento ad organizzare le persone desiderose di adempiere a quanto il messaggio di P. Gabriele aveva indicato, e pertanto tutti insieme avrebbero camminato per le strade di Roma annunciando l'evento del Giusto fino a raggiungere Anna e me dopo la mezzanotte. Era tanto grande la responsabilità che sentivamo nei confronti di coloro che più che alla Fede si erano affidati all'annuncio da noi reso, che trascurammo quel bisogno intimo per il quale desideravamo mettere a nudo i nostri cuori di fronte ad una circostanza che mai avremmo previsto potesse accadere proprio a noi. Io mi sentivo considerata come una persona che doveva assolvere ad un compito e renderne conto a chiunque avrebbe domandato, e il senso di solitudine che già mi aveva accompagnato da quel nove dicembre storico si cristallizzò così come spesso la realtà contraddice i sogni, le speranze, o anche le illusioni cui ci si appoggia per sopravvivere. Pensavo anche che forse era giusto così, poiché il Signore stesso necessitava della mia solitudine che in qualche modo difendeva quanto forse sarebbe stato profanato o contaminato da altri ma restava anche la mia debolezza umana, quella stessa forse per la quale Gesù nel giungere della sua ora invocò il Padre perché tutto si compisse presto. Anch'io desideravo vedere l'alba del giorno dopo, e non me ne vergognavo, sapevo che quella sarebbe stata la notte del grande, ritorno ma le corde più sensibili della mia anima registravano quanto contestualmente alla gioia dell'evento fu per me martirio, dramma, olocausto. Cercai di proiettare tutto a quanto della tradizione avevamo rinviato al venticinque, e così uscii di casa lasciando ogni cosa nell'attesa del pranzo di Natale, ancora una volta era come se uno spazio intermedio di alcune ore traslasse in un mondo lontano dal nostro. Telefonai a Paolo, gli chiesi di incontrarlo prima della stessa sera: "Vieni a salutare me ed Anna", e aggiunsi senza sapere a cosa mi riferivo, "anzi è possibile che tu debba accompa-gnarmi a comprare alcune cose se sentirò di doverlo fare...". "Ma che cosa?", mi rispose, "hai dimenticato qualche regalo?". "Non lo so, non so perché ti ho detto così, o forse, qualche regalo". "Ma che hai, mi sembri strana, che devi comprare?". "Non lo so Paolo, non lo so, forse lo saprò quando lo saprai anche tu". "Va bene, sono gli effetti dell'emozione, ci vediamo più tardi a casa di Anna". Come era possibile che gli avessi parlato così senza sapere a cosa mi riferivo? Avevo paura di manifestazioni di questo genere, paura forse di dovermi staccare totalmente dall'umano senza sapere dove mi sarei ritrovata, cosa avrei fatto. La mia mano andò istintivamente a posarsi sul cuoricino di brillanti che Paolo mi aveva donato la mattina con quella semplicità che lo distingueva in ogni sua espressione, in ogni suo gesto. "Portalo sempre con te, ti proteggerà da ogni male e ogni timore". In effetti fu come se a quel gesto si fosse aggiunta una parola di cui avevo proprio bisogno: "Coraggio". Sì, P. Gabriele me lo aveva detto tante volte e da quel cuoricino si emanò il suo "coraggio", edificato sul dono della creatura che sarebbe divenuto l'angelo della testimonianza. Paolo arrivò a casa di Anna con un leggero ritardo ed io vedendolo gli dissi: "Usciamo subito, abbiamo poco tempo". All'improvviso dentro di me sentii forte il bisogno di compiere un gesto che avrebbe dovuto mostrare con evidenza la mia Fede in un'attesa che non doveva confondersi con il ricordo. Salimmo in macchina e io lo pregai di cercare una farmacia. "Ti senti male", mi chiese, "hai bisogno di qualche medicina?". Sorrisi, mentre vedevo davanti ai miei occhi ciò che avrei acquistato: "No Paolo, nessuna medicina, tutt'altro, però tu non venire con me, aspettami in macchina". Mi aiutò a caricare il pacco voluminoso e quando vi vide dentro pannolini, biberon, ciuccio e quanto altro potesse occorrere ad un neonato, mi guardò nella condivisione di un momento che ottenne subito la risposta di Dio. Eravamo giunti nuovamente sotto casa di Anna e lì ci saremmo salutati per rincontrarci dopo la mezzanotte. "Vieni ti accompagno fino al cancello". "Grazie... Paolo". "Sì, che c'è?". "Ho paura, questa volta è la fine". "Paura di che, ma di che fine parli?". "Ma tu ti rendi conto che io ho detto che tra poco Giusto è sulla terra, l'ho detto davvero, capisci, ma il Signore potrebbe darci un segno, siamo completamente nel buio.. .". Istintivamente alzammo gli occhi al cielo. "Peccato è nuvolo, speriamo che non piova". "Guarda...". "0h Signore", esclamai, "Paolo, è il segno che abbiamo chiesto" e già le lacrime tradivano una commozione tutta riversata nella lucentezza di una stella grande e luminosa, appuntata nel cielo per noi, annuncio e guida per due anime che avrebbero ricondotto al Giusto tornato il gregge sparso dell'umanità. Pulsante, viva, portatrice di un messaggio già realtà nei nostri cuori, regina in un cielo biancastro, unica presenza luminosa per coloro che già furono posti oltre l'opacità di una nebbia in cui erano ancora avvolti gli uomini della_ nuova èra. Ci salutammo in fretta, anzi sorrisi quando gli dissi- "Buon Natale Paolo, questa volta è proprio il caso di dirlo". Ciò che notavo sempre di più era il fatto che quando ci trovavamo a parlare, a muoverci, insomma né più né meno di quanto avveniva con gli altri nella vita di tutti i giorni, ogni sillaba,sguardo, sguardo, respiro, veniva registrato da segnali che non coinvolgevano le percezioni umane del pensiero e nemmeno quelle emotive, come se si utilizzasse un codice impostato su clementi di natura diversa, tanto che provai ad immaginare le sensazioni degli astronauti che navigano nell' universo Si, apparentemente Paolo rientrava nel genere umano,ma in tal senso diveniva improvvisamente inesistente ai miei occhi mentre assumeva i caratteri di un mondo sconosciuto ogni volta che interrompevo. per così dire i contatti terreni. Pensai a tutto questo anche dopo quel saluto, tanto fu chiara la luce che traspariva dai suoi occhi, quasi a voler dire: "Sì,tra gli uomini si usa così. "Buon Natale", ben altre sono le melodie che in questa notte allietano il regno degli angeli...". Eppure non era un'apparizione, viveva tutto ciò che fa parte delle cose terrene, come è possibile, un angelo che corre in automobile, jeans e maglietta e ascolta lo stereo a tutto volume. Sì, di film ne avevo visti tanti anch'io, ma quel che più mi sconvolgeva era che stavo vivendo una realtà. E come, mi chiedevo, ci si comporta in questi casi? E nei giorni scorsi avevo spesso provato la sensazione di sentirmi osservata anche quando ero sola, oppure di ascoltare una risposta nel corso di un dialogo con altri, in casa, con mio marito o con gli amici, la risposta di qualcuno che non vedevo, che non c'era, o addirittura mentre guidavo, all'improvviso giravo dove non avevo previsto come se qualcuno mi dicesse: "Fidati, fai questa strada, arrivi prima". Non potevo nemmeno parlare con nessuno in quei giorni di quanto mi trovavo pur a vivere, anche perché sarebbe stato facile dire: "Perché ti stupisci, è P. Gabriele che è più presente del solito", e in verità anch'io pensai questo inizialmente, ma l'errore non mi fu concesso perché le risposte che ricevevo da questo canale recavano esattamente il linguaggio, i modi di dire di Paolo. P.Gabriele non si era ancora espresso chiaramente nei messaggi, come se non volesse sciupare una realtà che sarebbe stata manipolata dall'uomo, ma io avevo ben compreso che nell'evento di Giusto esisteva l'embrione di un altro evento per il quale il Signore sovrapponeva la fine e l'inizio di due tempi mediante strumenti umani e sovrannaturali con funzioni vicendevoli e reciproche perché fosse possibile la rivoluzione dei cieli e della terra, in una purificazione che avrebbe potuto accogliere la manifestazione di un ritorno nella verginità di un'umanità superstite, sia pure ridotta, ma tornata a nascere nel tempo dei Giusti. Per un attimo sentii forte l'impeto di chiedere a Paolo: "Rimani anche tu, questa notte, con me e con Anna"; ma fu solo un passaggio nella mia anima subito ostacolato da quella parte di umanità che pure era in me e che delle mie espressioni spirituali spesso condizionava molto. Che avrebbero detto gli altri? "Perché proprio lui, l'ultimo arrivato, un privilegio che vorremmo tutti, vivere con Gabriella ed Anna quanto il Signore ha stabilito". Si sarebbero scatenate gelosie ancora più profonde e già per me era una pena vedere soffrire le creature a me più care poiché non comprendevano quanto io non potevo spiegare. Paolo aveva ben letto nella mia anima perché rispose a quanto pur non avevo espresso nella voce. "Cerca di sentirmi vicino questa notte poiché io ci sarò anche se non mi vedrai poi si interruppe e aggiunse: "ma sì che mi vedrai". Ed io: "No, Paolo,. ti prego non venire, altrimenti gli altri vorranno esserci anche loro. e poi non l'ho permesso nemmeno alla mia famiglia, nemmeno a Carmelo". "Gli altri non vedranno, ma tu sì". Era serio. "Ma che vuoi dire,parli come da un altro mondo". "Sono qui per questo". Lo scambio di battute mi martellava ancora mentre mi aggiravo un pò spaesata nell' ingresso di casa di Anna, Pensavo tra me e me "Chi può essere questo che all'improvviso piomba nella mia vita c pretende di seguirmi come se qualcuno l 'avesse incaricato? Figuriamoci, nemmeno P. Gabriele è riuscito a gestire nulla di me, sicuramente è uno che a furia di sentir parlare di cose soprannaturali si è montato la testa" e nell'istante stesso che formulavo questa pensiero, forte come un tuono sentii scolpire nella mia anima queste parole: "Basta, ora esageri, l'ho mandato io, la sua luce proteggerà il tuo cammino fino alla fine dei tempi, il suo sguardo dissolverà gli iniqui e dal suo cuore nasceranno le nuove generazioni. Lui precederà Matteo…Ma non chiedere nulla di più….". Mi scossi, ero rimasta attonita poiché non era stato P. Gabriele a parlarmi, il messaggio era inconfondibile nella potenza e nella diretta provenienza dal Padre Celeste. Avevo compreso che mi si vietava di interferire o ribellarmi a quella che era una volontà superiore, ma la confusione era ancora più grande, poiché questa entità non sarebbe stata riconosciuta dal mondo come tale, in conseguenza di quelle espressioni umane che anzi spesso provocavano reazioni di disturbo. E come fare, per me, a conciliare negli animi ciò che non era accettato nemmeno dalle menti? E cosa dire o non dire a lui stesso, e quando usare il linguaggio degli uomini o quello della luce? "A che pensi Gabri ?", mi chiese Anna guardandomi assorta dalla cucina. "Che ti sembra di Paolo?", incalzai io, tanto era il desiderio di un parere umano che mi riportasse sulla terra. "Non lo vedi? È bello come un angelo, è un angelo". "Altro che se è un bel ragazzo", intervenne Barbara la figlia di Anna mentre si preparava per uscire, "mi piace proprio, ammazza...". "Sta zitta Barbara, non capisci, da' retta a mamma, Paolo tu lo vedi così perché il Signore si diverte certe volte a vestire gli angeli, ma poi quando li tocchi ti accorgi che sono astratti, come l'aria. loro prendono corpo solo per chi devono proteggere". "Senti ma', io a voi non ve capisco, parlate in un modo, me voj di' che significa "lo vedi ma non c'è", e poi sai che te dico, che a me quello me piace proprio", e continuò ad asciugarsi i capelli appena lavati. Barbara era una ragazza come tante, viveva la Fede in un quotidiano conflitto con la realtà e quando da questa ne traeva sofferenza o tutto quello che fa parte degli affanni della vita quotidiana, reagiva esasperando la ragione quale unica fonte di sicurezza e riportando tutto al senso pratico e meglio riconoscibile. Erano bastate quelle poche parole a sciupare per me l'immagine della inviolabilità, come se il dover pensare a Paolo parte di una qualsiasi vicenda umana mortificasse quanto nel suo spirito alimentava una vita possibile solo nelle sfere della luce cosmica. In tal senso il messaggio di protezione nei suoi confronti era giunto anche a me. Pensavo: non furono rivolte infatti le prime insidie del demonio proprio all'angelo più bello del Paradiso? Squillò il telefono, risposi istintivamente io e sentii la sua voce. "Ciao, che stai facendo?", gli chiesi. "Ci stiamo preparando per raggiungere gli altri, poi ci incammineremo, così come previsto. Ma tu come stai?". E mi accorsi che non potevo rispondergli, io non stavo, non stavo né bene né male, non stavo in nessun senso, guardavo, ascoltavo, parlavo e mi muovevo esternamente al mio spirito. "Paolo, ora non chiamare più prima della mezzanotte, Anna ed io dobbiamo pregare". "Va bene, ma se hai bisogno chiamami e sarò lì". E ancora una volta si identificò nella sua missione. Infatti come avrei potuto chiamarlo se lui con gli altri giravano senza una precisa direzione per le strade della città ad annunciare il Giusto? "Chiamami", e il Cielo sapeva di avermi mostrato uno strumento di cui mi sarei servita. Erano le nove di sera e Barbara non si decideva ad uscire, eppure sapeva che quella casa di lì a poco sarebbe divenuta tempio, e sembrava come se il suo muoversi freneticamente, il suo canticchiare, ridacchiare, cambiare un abito dopo l'altro, creare un gran disordine laddove tutto spiritualmente era stato preparato con devozione, annunciasse non il ritorno del Salvatore, ma la danza che Satana si apprestava a fare per distruggere chi non avrebbe più potuto accogliere in sé il grande dono promesso all'umanità. Ancora il telefono, era Carmelo, mi chiamava dall'Associazione, ove per tutti era l'appuntamento. Si sentiva chiasso, discutere, come se ciascuno fosse stato eletto non per se stesso, per la propria anima, per far sì che il proprio cuore divenisse culla, ma per imporsi agli altri come se invece di un incontro spontaneo tra pastori si dovesse far procedere una tratta di schiavi. E i pareri, le opinioni, gli stati d'animo erano frustate reciproche che irrigidivano i cuori, laddove tutto doveva abbandonarsi nell'attesa più santa del nostro tempo. Furono per me nel corso di questa telefonata momenti di consapevolezza che mi diedero il quadro esatto di un'umanità cui non bastò la croce di Cristo, ma che ancora appariva sorda ai richiami dello Spirito, avida di cibarsi dei misteri di Dio al solo scopo di gratificare quanto deve tornare nel nulla. Salutai mio marito e fu per me una tristezza infinita, mi affacciai alla finestra e guardai il cielo. Soffocai un singhiozzo e chiesi: "Signore, perché, perché mandi tuo Figlio un'altra volta, non c'è spazio per Lui su questa terra ove può trovare solo morte. Signore perché vuoi che sia io a presentarlo a un mondo che non lo merita, già sono pronti a fare del mistero sacro brandelli pur di sapere quanto per Fede non credettero e non crederanno, Signore Iddio separa Tu con la tua giustizia il bene dal male, ma fa che questo non sia pagato un'altra volta dal corpo e dal sangue di tuo Figlio". I1 mio cuore era straziato, palpavo intorno a me la materializzazione dei peccati che si stavano commettendo e sapevo che in quelle ore si stabiliva il destino di molti. Era come se mi fossi ritrovata salda sulla sponda di un porto sicuro dopo un naufragio, e mi guardavo intorno per vedere chi insieme a me era stato risparmiato. Istintivamente cercavo i miei affetti ma vedevo solo in lontananza un ammasso di persone aggrovigliate tra i lacci delle miserie umane come quelle scene dantesche impresse nella memoria del tempo. Questa volta fui io a prendere il telefono, avevo urgente bisogno delle parole, del conforto di P. Casillo e suo tramite il Signore riportò la pace nel mio cuore. "Coraggio signora, il maligno vuole avvolgerla nella disperazione, ma lei deve combattere, preghi, pregate insieme con la signora Anna ed io mi unirò alle vostre preghiere". Eravamo rimaste sole, feci un giro per la casa, piccola e povera, perlustrando le pareti, ogni angolo, quasi a voler prevenire una realtà che non mi fu concesso di immaginare. Faceva molto freddo ed inoltre avevamo lasciato la finestra aperta nell'ingenuità di chi non si sarebbe stupito di aver agevolato l'ingresso ad un angelo. Accendemmo il gas della modesta cucina, spegnemmo le luci ed io cercavo ogni tanto di scaldarmi le mani accostandole alla fiammella. Anna si era seduta vicino al tavolo e guardava fuori, provammo a pregare ma avvertivo in lei una tensione che non le conoscevo. Di solito era serena, viveva i fatti del Cielo senza stupirsi, "Gesù può tutto", diceva sorridendo, e per questa sua semplicità spesso era derisa. Ma a lei non importava nulla, anche se ultimamente il fatto che i familiari fossero stati informati di questa sua realtà la rendeva meno libera e molto più vicina ai limiti dell'uomo. Intravedevo nella penombra il suo volto, ma anziché leggervi la pace era come se le rughe divenissero a poco a poco solchi profondi e cruenti ed i lineamenti sempre più spigolosi in uno sguardo vitreo e immobile come di chi cessa a poco a poco di respirare, stretta in una morsa mortale. "Anna", la chiamai, ma avevo paura ad avvicinarmi. Girò la testa verso di me: "Sono qui", disse, ma la sua voce era roca e metallica, indistinguibile nel sesso, aggressiva, con il busto eretto, tamburellava con le unghie sul tavolo quasi come un rullo annunciatore di una battaglia. Mi sedetti di fronte a lei, tentai di prenderle una mano, ma ella la ritrasse. "Che hai? Ti senti male? Anna, non puoi fare così proprio ora, io sono sola qui, non so cosa accadrà". "Non accadrà nulla, poiché io non voglio, ah, ah, ah", e una risata agghiacciante precedette un rigagnolo di schiuma verde che le usciva dallo spigolo della bocca. Ero in presenza di una manifestazione diabolica e la povera Anna era stata presa in ostaggio dalla bestiaccia, roteava gli occhi e pronunciava frasi sconnesse e minacciose. Erano le dieci e quaranta. Capii che non potevo sottrarmi a quello che sarebbe stato uno scontro frontale terrificante ma inevitabile prima dell'evento tanto atteso. Mi avvicinai a lei e tentai di scuoterla prendendole le spalle, ma lei impugnò con la mano sinistra un coltello che stava sul tavolo mentre con l'altra mano era riuscita ad afferrarmi la gola. "Vieni qui, angelo dell'annuncio, tra poco annuncerò io la tua morte", e mi puntò la lama proprio accanto al cuoricino di Paolo. In quel momento lo sentii incandescente, emanava una luce fortissima che accese come il fuoco il coltello e si propagava lungo tutto il braccio di Anna. I suoi occhi erano rossi ed incandescenti, il volto madido di sudore, ma la muscolatura riprendeva lentamente le sembianze umane. Le presi tra le mie mani la testa segnandole ripetutamente la fronte con la croce, poi non potetti fare a meno di abbracciarla forte, tanta era la mia pena per quella creatura così amata da Gesù e di cui Satana aveva drammaticamente abusato. Ormai era tornata cosciente e come se non si fosse resa conto del tempo che era trascorso mi disse: "Non mi sento bene, ho dei forti dolori all'addome, che sarà?". "Niente Annetta, sono le sofferenze della Vergine che tornano alla memoria dei sensi". "Ma che ore sono?", mi chiese. "È tardi, sono le undici e un quarto". "Ancora?". "Sì, Anna, ogni attimo sembra un'eternità". E lei : "Ma tu che hai, sei pallida, ti senti molto stanca?". "No, non preoccuparti per me, era prevedibile.. . ". "Cosa?". Per fortuna squillò il telefono, non potevo, poveretta, raccontarle quanto nell'incoscienza le era stato risparmiato. "Gabriella, sono Paolo, ma che succede, mi sento stanchissimo e turbato, come se avessi fatto una lotta terribile, il cuore mi batte forte, ho l'affanno". "Grazie Paolo, grazie...". "Ma di che, che stai dicendo?". "Niente, ora non ho tempo, un giorno forse lo saprai...". "Sì, ma spiegami". "No, non sono autorizzata, ma dimmi piuttosto, dove siete voi?". "Siamo a Piazza Venezia, ma c'è tanta agitazione, mi sento strano in mezzo a questa gente". "Lo capisco; tu non sei di questo mondo". "E va bene, tu sei fissata, piuttosto non sai la cosa più importante, e di cui tutti si sono accorti, anzi ho guardato l'ora, erano le undici e un quarto, il cielo all'improvviso è diventato tutto rosso, ma rosso fuoco, una cosa incredibile". "Paolo, ora devo andare, ci vediamo tra poco, pregate, pregate tanto". Tornai da Anna, la vidi debolissima, cercai di rianimarla e pregammo insieme: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente, e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato í potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza per sempre ". Rimanemmo qualche minuto in silenzio, guardai di nuovo l'ora, erano le undici e trenta. Squillò il telefono un'altra volta; era P.Casillo: "Signora, coraggio, ho assistito a un fatto straordinario. Poco fa sono salito sul terrazzo della nostra casa e in cielo ho visto con i miei occhi accendersi, luminosissima, la corona delle dodici stelle, era perfetta e bellissima." Anche lui tradiva la commozione nella voce, era iniziato il conto alla rovescia verso qualcosa che mi rievocò all'improvviso il volto di Maria in quell'"Ecco Gesù" che giunse a me quale annuncio di quanto avrei realmente vissuto di lì a pochi minuti. Anna si era addormentata, né osai svegliarla giacché il suo spirito tornato in Dio era presente e palpabile vicino a me che intanto sentivo un crescente sentimento di pace che si tramutava in gioia, gaudio, canto dell'anima. Mi avvicinai alla finestra, le nuvole erano fitte ed omogenee quasi a protezione di un Cielo che stava per manifestare la potenza e la misericordia del Signore. Tutto era silenzio, la sensazione di una mano poggiata sulla mia spalla mi fece girare di colpo, pensai fosse Anna ma non vidi nessuno. Guardai oltre la porta della cucina e vidi un chiarore che proveniva dalla stanza accanto. Anna aveva anche lei aperto gli occhi e teneva fra le mani il rosario, il suo volto era disteso come chi esce da un travaglio conclusosi felicemente. "Anna, la luce di là era spenta, guarda...", e le indicai un chiarore che diveniva più intenso mentre si espandeva fin dentro l'ingresso. Calma e pacata come se nulla dovesse scoprire, mi disse: "Vai, vai tu, io prego da qui". Entrai nella stanza da letto di Anna, il mobilio era povero ma la spiritualità che trasudava finanche dalle pareti dava all'ambiente un senso di ricchezza impalpabile. Tutto era luce, luce di cui non era visibile la provenienza. Sopra il letto un quadro dal quale prendeva corpo in un colore evanescente più pallido della luce, la Vergine. Tutto in quel volto era movimento, amore, offerta e distacco, e il respiro evidenziava la presenza di una realtà che stava unendo il Cielo alla terra. L' espressione viva mi invitò ad avvicinarmi e quando fui in ginocchio sul letto, quasi sotto il suo sguardo dolcissimo, vidi i le braccia protendersi verso di me con le mani eteree che raccoglievano un cuscinetto ovale di luce intensissima, accentuata da una polvere d'oro come trapunta di un batuffolo contenente la vita. E subito fu sulle mie mani mentre non riuscivo a distaccare lo sguardo da Lei alle indietreggiava nel tempo e nello spazio, nell'eco indimenticabile di quell'"Ecco Gesù", ora realtà divina sulla terra glorificata. Anna di nuovo era accanto a me, ambedue vittime e trionfanti, poiché per l 'ulti-ma volta Satana aveva perso la sua battaglia, sentinelle armate della nostra Fede, a guardia di Colui il cui vagito fu melodia nel nostro spirito e silenzio per il resto dell'umanità. Giusto era lì portato dalla Vergine quale offerta di salvezza agli uomini, gli stessi che elessero in Lei lo strazio di una madre ai piedi della croce, Giusto era tornalo al mondo e il tempo della sua manifestazione scandiva i primi attimi di un'èra di bene e di pace mediante l'opera della giustizia. Nel cielo, alta, la Stella sembrava guardare su quella casa povera del nostro tempo, imponendo nel segno della devozione un silenzio che fu violato dall'arroganza di -un'umanità impreparata. Andai a rispondere al telefono, era Carmelo: "Allora? Siamo tutti qui sotto, che è successo?". Io ero debolissima ma compresi che l 'evento che si attendeva era stato imprigionato nei sensi e non raccolto nello spirito. "Quanto era stabilito dal Signore", risposi. "Sì, ma che significa, tutti mi chiedono, vogliono sapere, che dico a questa gente?". "Leggerai quanto P. Gabriele comunicherà nel messaggio, tanto non capiranno". Mandai giù il foglio e insieme ad Anna ci sedemmo, pronte a subire quanto pochi minuti dopo divenne un vero e proprio martirio. "Figlia mia, la vostra Fede e soprattutto I'applicazione della vostra Fede nell'annuncio che avete dato è stata premiata poiché Giusto è realmente tornato sulla terra e si trova a Roma... Voi figlie predilette sarete le prime a riconoscerlo poiché la sua nascita spirituale si è verificata in realtà in questa casa... Se gli uomini, fossero stati più arrendevoli alla Fede e meno assetati di dimostrazioni, Giusto sarebbe già stato mostrato ai vostri pastori, ma la sua seconda venuta non può correre il rischio di un ripetersi dell'assoggettamento u1 dubbio e pertanto i giorni che seguiranno scandiranno i tempi entro i quali uno ad uno riconosceranno il Figlio di Dio... la Mamma Celeste vi ha guardato e accarezzato e vi ha benedetto consegnandovi nello spirito quanto a breve vedrete. Ma dovete comprendere che il vostro vedere sarà anche il vedere degli altri e se voi siete già pronte per tanto privilegio, purtroppo non è così per quanti oggi dicon io di essere persone di Fede ma sono solo persone. Gioite perché la terra ha già accolto il Salvatore, gioite poiché la salvezza osserverà le regole della giustizia per dare a ciascuno secondo i meriti. Sia lode a Dio perché suo Figlio è realmente tornato. Vi benedico. P. Gabriele 25/12/92 ore 0,25" Avevo ricevuto il messaggio con la sofferenza di chi vede il Signore quasi costretto a soddisfare le sue creature che dopo appena mezz'ora dal secondo avvento di suo Figlio già pretendevano risposte, non nei cuori ma nelle menti, creature cui i segni del cielo e della terra non erano bastati, creature che non sentivano il bisogno del silenzio e non trovarono il coraggio di imporlo laddove tutto doveva essere intimo ascolto dell'animo. La mia vera missione iniziava in quel momento e già i pesi che mi schiacciavano erano tanti e temevo di non farcela. Ancora una volta squillò il telefono: "Sì, Carmelo, dimmi". "Ho letto il messaggio di P. Gabriele, ma vogliono vedere voi, te ed Anna, vogliono capire da voi, ho provato a spiegare che siete stanche ma questa gente ha camminato tutta la notte, ha diritto ad una vostra parola ... ". "Va bene, salite". Oh quanto avrebbero pagato quel gesto, vidi di fronte ai miei occhi il destino di ognuno e avrei voluto fermarli, non per i chiodi che sentivo penetrare nella carne ma per ciò che facevano a loro stessi. Giusto era al mondo e doveva operare la sua giustizia da quel momento. Possibile che l'uomo potesse giungere a tanta profanazione! Eppure erano quelle persone iniziate nella Fede e forse per questo divennero maggiormente responsabili di fronte all'umanità intera. E lui, Carmelo, anche lui, perché non si era fatto custode di quanto quella notte doveva rimanere nella riservatezza di una solitudine dovuta a me e ad Anna, perché non fece come Giuseppe imponendo il rispetto verso Maria che era stanca e doveva riposare. Non avevo più forze tanto era lo strazio che provavo nel cuore nel vivere anzitempo l'effetto di una giustizia cui nessuno di loro sarebbe sfuggito. La casa di Anna si era riempita di gente, guardavano, erano imbarazzati come in cerca di chissà cosa da scoprire furtivamente. Nessuno che accennò ad una preghiera, ascoltai un gruppetto che si organizzava per il prosieguo alla serata. Quelli che erano giunti lì a piedi cercavano di trovare un passaggio, e proprio Carmelo si preoccupò di due giovani che furono portati a casa prima di me che ero sfinita. Il Figlio di Dio era tornato ed io cominciai a morire sulla sua croce e sentii la lama penetrarmi nel costato quando lui, Marco, lui che poi, molto tempo dopo, fu folgorato dalla Fede, mi si avvicinò con un pacchettino in mano: "Tieni, tienilo tu, l'avevo portato per Giusto, ora non so cosa farne..." e se ne andò con la delusione di chi ha speso invano pochi denari. Dovevo pregare, quel gesto mi chiarì che solo un'offerta estrema e incondizionata poteva ottenere per loro il perdono di peccati tanto gravi. Satana si servì a turno in quella notte di tutti, e ciascuno si prestò a tanto scempio tranne uno, un operaio che viveva tra una miseria e l'altra, un povero peccatore cui nessuno avrebbe dato una briciola di carità. Giancarlo, semplice e rozzo fece per varcare la soglia di quella casa ma si fermò mentre le lacrime lavavano dal suo volto ciò che gli era stato già perdonato e disse: "No, non posso entrare io, qui c'è veramente il Signore, non sono degno". Fui proprio io a chiamare in quel momento Paolo, l'angelo del Signore, perché mi avvicinasse quel giovane che fu il primo e l'unico pastore di quella notte. Ci salutammo tutti, era tardi e nemmeno allora si pensò ad una veglia di preghiera, poiché gli occhi umani non videro e gli spiriti rimasero accecati. Non riuscii a dormire, e come avrei potuto, ma la gioia che pervadeva il mio cuore era a tratti interrotta da un singhiozzo nascosto nella mia anima che era martoriata come non mai. Percepivo il travaglio interiore che Carmelo si trovava a vivere e avrei voluto sollevarlo da tanta sofferenza, ma dovevo obbedire al Signore perché ciascuno mettesse a nudo la propria anima nel recupero di una salvezza, sia pure sofferta, ma meritevole del tempo di Giusto. P.Gabriele in tal senso scolpì nel messaggio del 25 dicembre il bilancio tra due ere che s'incrociavano nella sofferenza e nella speranza, nella infinita misericordia del Signore. "Figlia mia, è iniziata con questa notte la fase più impegnativa della tua missione per la quale giorno dopo giorno si comprenderà la formazione del nuovo popolo di Dio, il popolo eletto della nuova èra, coloro che si renderanno consapevoli di convivere con Colui che fu offerta duemila anni fa, per concludere i tempi delle generazioni con il premio della sua seconda venuta durevole sulla terra mille anni. L'insegnamento che si emanerà dalla tua stessa testimonianza riscriverà 1a storia che vide il Padre Celeste elargire in favore di un'umanità da redimere il proprio Figlio, fatto uomo per essere riconosciuto mediante il sacrificio estremo, e tornato uomo per essere stato atteso nella espressione vivente della infinita giustizia del Padre. Ed Egli esprimerà la sua Giustizia indistintamente su tutti, giustizia, ben ripartita tra quanti ne verranno gratificati nell'amore e tra quanti invece ne vedranno il castigo. E i tempi entro i quali si vedrà umanamente l'esecuzione della sentenza divina hanno segnato il loro inizio alla mezzanotte del ventiquattro dicembre 1992, tempi in cui gli occhi di tutti, credenti e non credenti, assisteranno alla nuova disposizione di tutte le cose. Giusto comparirà per tutti nel senso umano dopo che si sarà compiuta l'azione di Giustizia del Padre suo, e non dovrà intendersi tale azione corrispondente al Giudizio Universale delle Sacre Scritture, bensì al preludio di esso, preludio che vedrà uscire dal conteggio le schiere di Satana essendosi conclusa la sua era. Infatti il Giudizio Universale sarà espresso solo alla fine di tutte le cose e cioè a conclusione dei mille anni della nuova èra, momento in cui le anime e il loro destino saranno ripartite nelle colpe e nei meriti secondo un premio immediato o una colpa sottoposta ad espiazione. È evidente che la nascita di Giusto testimoni la volontà del Signore di ridurre a1 massimo il numero delle anime che seguiranno il principe delle tenebre, ma tale prova pone come primo ostacolo da superare l'accoglimento spirituale, nella Fede dei singoli, del Figlio di Dio, tornato sulla terra, riconoscibile prima dagli occhi dello spirito e solo dopo dagli occhi umani, non secondo constatazione ma nella ordinaria convivenza con Lui così come si verificò in origine per gli apostoli ed i discepoli, laddove Gesù non costituì prova ma quanti lo amarono e lo seguirono costituirono invece per Lui perenne testimonianza. Figlia mia, questa notte il Signore ha espresso a te e ad Anna una manciata luminosa della sua Gloria, gloria che avreb-be potuto ricadere su un maggior numero di creature, ma così non è stato perché gli animi durante il cammino hanno gradatamente affievolito l'attesa, nella accelerazione della curiosità. A qualcuno però non è sfuggita la presenza di Giusto nella casa che ha accolto la vostra preghiera, un'emozione tutta particolare ha pervaso alcuni cuori semplici e poveri ma ricchi di amore verso di te, cuori che guardandoti nel volto hanno riconosciuto l'evento avvenuto attraverso i segni della grande prova che tu hai sostenuto nella Fede, congiuntamente con Anna, ed hanno condiviso la tua sofferenza data dalla certezza di avere Giusto lì, vicino, appena nato e non poterlo mostrare a coloro ancora vittime della cecità dello spirito. Ed io figlia mia ti mostrerò lo snodarsi dei primi pastori che lo vedranno subito dopo di te ed Anna, poiché l'amore che hanno provato per la mia diletta ha aperto in loro la strada che 1i condurrà verso la culla di Giusto. Triste è stata invece la constatazione di quanti si ritenevano pronti ad avvicinare il Figlio di Dio, ad ascoltarne il tepore del suo respiro, senza nemmeno sfiorare un pensiero di pietà nel senso della compassione, patire insieme, nel senso dell'amore profondo verso coloro che tutto di sé ave-vano dato nel rendersi disponibili ad un annuncio che avrebbe fornito provo umana. Nessuno, a meno di quattro o cinque, e saranno questi gli eletti di Giusto. ha pensato: "Poverine, guarda come sono stanche, provate, chissà cosa c'è nel loro animo". Nessuno ha rivolto a voi due una parola di conforto tesa al vostro benessere,ma tutti ricercavano ancora di più da voi. nell'unica funzione di saziare i loro occhi ed i loro spiriti, e in taluni purtroppo anche la loro mente. Ci si è chiesti, prima di ogni altra cosa, che cosa dire a quanti avevano partecipato alla Notte Santa, e non bastava forse dire: "È nato veramente"? E che bisogno c'era di dirlo se il cuore di ciascuno rimaneva muto? Ci si è chiesti come far comprendere l 'e-vento prima ancora di richiamare al religioso rispetto dell'evento avvenuto attraverso due creature pronte al sacrificio di se stesse per una testimonianza che durerà l'intero arco della loro vita. E in tal senso figli miei vi esorto ad evitare il ripetersi di sì gravi errori, vi esorto con l'amore di un padre che teme perché i propri figli non abbiano a perdersi nell'ultima prova, poiché Giusto ha già iniziato l'espressione del suo mandato, e già molti tra coloro che si sarebbero gratificati della sua presenza umana sono stati esclusi da tale privilegio per non avere ascoltato nel proprio cuore il suo primo vagito d'amore. Nulla doveva svolgersi secondo 1a mente, poiché le vere fiaccole sarebbero state quelle della Fede, ma nessuno ha chiesto al Cielo l'indicazione della strada, bensì anche dal Cielo si pretendeva di riconoscere ciò che poteva scatenare l'affanno della Fede, impedendo il respiro armonioso di anime raccolte in religiosa attesa, attesa cl e per coloro che saranno esclusi dal privilegio ultimo del Signore non è cessata con questa notte, ma ancora si perpetua quale provocazione al Figlio di Dio in una assillante richiesta che dice: "Fatti vedere, se veramente sei tornato,,. E a costoro Giusto risponde: "Non è necessario che tu mi veda, poiché io ho guardato già nella tua anima". Vi benedico. P. Gabriele" Giusto rappresentava quindi il mistero della Fede, dell'ultima era concessa all'umanità: ma chi, tra i popoli della terra, avrebbe questa volta superato nella Fede quella che pure sarebbe stata la nuova offerta di salvezza? Ecco il Signore che si serve, in quest'atto estremo di misericordia, di un'anima che durante la vita terrena aveva testimoniato l'amore verso gli ultimi, i miseri, i diseredati, coloro che si nutrivano per mezzo del peccato. Padre Gabriele, come Gesù, fu accusato di dividere il pane finanche con coloro che rinnegavano Dio. La mia riflessione era la scoperta dell'amore infinito di Dio, come se Giusto dovesse separare chi non sentiva il debito della riconoscenza per non aver peccato, da coloro che pagavano per mezzo dello stesso peccato riconoscendo un debito eterno da saldare solo mediante la testimonianza di un ritorno annunciato. Se però il Padre Celeste aveva conferito a quest'anima il ruolo di un annuncio, nella cui Fede era riposto il destino di tutta l'umanità, questo doveva sicuramente trasparire dalle scritture, che ben delineano il progetto di Dio, dall'alfa all'omega, e di cui la croce di Cristo fu la drammatica fase intermedia della vicenda umana. Pregai che il Signore mi illuminasse in tal senso, grande era la responsabilità che mi assumevo nell'orientare l'umanità in un discernimento teso a riconoscere, nella dinamica del secondo avvento, ruoli e funzioni umane di questo tempo presenti nel piano divino. Alla mia preghiera rispose un passo dell'Apocalisse fino a quel giorno a me incomprensibile: "Vidi poi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno: aveva la faccia come il sole e le gambe come colonne d i fuoco. Nella mano teneva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, gridò a gran voce come leone che ruggisce. E quando ebbe gridato, i sette tuoni fecero udire la propria voce. Dopoché i sette tuoni ebbero fatto udire la loro voce, io ero pronto a scrivere quando udii una voce dal cielo che mi disse: "Metti sotto sigillo quello che hanno detto i sette tuoni e non scriverlo". Allora l'angelo che avevo visto con piede sul mare e un piede sulla terra, alzò la testa verso il cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli; che ha creato cielo, terra, mare, e quanto è in essi: "Non vi sarà più indugio! Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio come Egli ha annunciato ai suoi servi, i profeti". Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: "Va', prendi il. libro aperto dalla mano dell'angelo che sta ritto sul mare e sulla terra". Allora mi avvicinai all'angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: "Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele". Presi quel piccolo libro dalla mano dell'angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l'ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l'amarezza. Allora mi fu detto: "Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni e re"". (Cap. 10, 1-11) Ebbi chiara all'improvviso la missione sulla terra di P. Gabriele mediante l'esercizio di un ministero, fedele ad un giuramento reso a Dio, come pure il proseguimento da parte mia della sua opera che culminava con un annuncio dolce come il miele ma anche amaro per tutto quello che ne sarebbe scaturito in una vita di persecuzioni. Era cominciata per me un'altra attesa, memore di quanto P. Gabriele aveva precisato a riguardo della presenza anche umana di Giusto sulla terra. Certamente nei suoi messaggi apparivano rivelazioni sconvolgenti ma tutte chiare nel senso della manifestazione, in un tempo imprecisato, giacché diverso per ciascuno e condizionato dalla Fede, ma umanamente riconoscibile. Inoltre più volte veniva indicata Roma come nascita, né compariva alcunché da ipotizzare simbolicamente quanto vantava il carattere letterale della interpretazione. Non mi ponevo ancora il problema della dottrina, per me che vivevo ormai da tempo in continuo contatto con il Cielo, nulla era impossibile alla volontà di Dio e nulla poteva essere limitato dal magistero della Chiesa; mi chiedevo se dovevo realmente cercare una creatura o se inconsapevolmente avrei vissuto un'altra fase dell'evento. In molti continuavano a chiedere, cercavano di sezionare i messaggi di P. Gabriele in cerca di una qualunque indicazione capace di tracciare il prosieguo di questa mistica avventura. Niente di tutto questo, solo, presente nel cielo, quella stella che poco prima del santo ritorno gratificò la terra di una luce che diveniva sempre più intensa. Anna sembrava non volesse riprendersi dal travaglio di quella notte, né io le raccontai mai quanto Satana operò in lei, ma soffrivo nel vederla quasi distratta da quanto tuttavia sembrava non essersi concluso. Sua figlia Barbara le creava problemi, e lei subiva un forte condizionamento che spesso si ripercuoteva sui doni che il Signore le aveva conferito, permeando il suo carisma di quanto di umano avrebbe dovuto restare escluso. Di tale circostanza ero assai preoccupata, anche perché assistevo giornalmente ad un crescendo di risonanza di quanto avevo annunciato, e intuivo che il maligno, allo scopo di distruggere quanto pur inizialmente doveva rimanere sottoposto alla Fede, avrebbe cercato di confondere le menti utilizzando la fragilità cui tutti siamo sottoposti. Ancora una volta il Signore mi diede prova della sua potenza quando poco prima del trentuno dicembre mi telefonò Vittoria annunciandomi una rivelazione importantissima. Era una donna che avevo conosciuto alla fine di novembre, fedelissima e amica di P. Massimiliano del quale prima di me aveva potuto riconoscere i carismi straordinari che lo ponevano in una sfera ultraterrena. L'impatto con lei fu estremamente emotivo, ed ebbi quel segnale inconfondibile di quando mi trovo di fronte ad una entità con funzioni sulla terra. Altrettanto avvenne tra lei e Paolo, di cui riconobbe la natura e non esitò a dire: "È un angelo mandato dal Cielo per proteggerti. Non vi dividete mai, anche se tenteranno di allontanarvi l'uno dall'altra, attenta Gabriella, tu sei in pericolo e solo Paolo può salvaguardarti". Le sue parole mi impressionarono un po', era come se di fronte ai suoi occhi scorressero delle immagini di morte che ne modificavano visibilmente i tratti del volto. Quel giorno la sua voce era continuamente interrotta da un'emozione, e quasi non riusciva a parlare al telefono. Lì per lì credetti che le fosse accaduto qualcosa, ma capii che quanto voleva dirmi non riguardava lei, nelle sue parole non c'era dolore o quanto altro di personale potesse giustificare il suo stato. "Dimmi Vittoria che è accaduto?". "Sai, presto lo troveremo, è a Roma e avremo un segno". Trasalii, poiché con lei fino a quel giorno non avevo parlato che di quanto non fosse strettamente relativo all'annuncio, tralasciando di addentrarmi in ciò che nei giorni successivi a quella notte non potevo nemmeno immaginare. "Ma di chi stai parlando, di Giusto?". "Sì, angelo mio, vedrai, e quando saremo sulla strada giusta qualcuno ci saluterà, ci dirà "shalom"". "Come?". "Sì, shalom, è il saluto di pace del popolo ebraico" "E quando accadrà tutto questo?". "Ce lo dirà il Signore, abbi Fede". Ci salutammo, ma io ero piombata ancora una volta in uno stato d'animo tutt'altro che terreno, non sapevo se stavo vivendo un sogno, un'illusione, o se veramente si avvicinava il momento della risposta umana del Signore. Quanto era in me non lo avevo mai provato nemmeno dopo aver ricevuto il messaggio del nove dicembre. La mia Fede era davvero grande, e pertanto al di là delle sofferenze umane e spirituali non mi era stato difficile accogliere la rivelazione di P. Gabriele, anche perché in un certo senso convivevo ormai da tempo con quel Gesù di cui avvertivo la presenza anche fisica. Questa volta però non era un'esperienza personale, ma si trattava di riconoscere tra gli uomini Colui nel quale Dio aveva stabilito di manifestare Giusto. Telefonai subito a Paolo riferendogli quanto avevo appreso da Vittoria, ed ogni suo indugio interiore svanì di fronte alla semplicità di questa creatura. "Beh, perché ti agiti? O pensavi forse che la nostra missione si fosse conclusa la notte di Natale?". "Scusa Paolo, ma tu ti rendi conto se ci trovassimo davvero di fronte ad una creatura sapendo che è il Figlio di Dio? E che diremmo alla gente, ai suoi genitori "umani"?". "Ma perché ti preoccupi di cose che ci indicherà il Signore, noi faremo quello che Lui vorrà". Le risposte di Paolo potevano scaturire o da una totale sua incoscienza o da una predilezione tale per cui nessun evento avrebbe in lui mai provocato stupore. Ero sconcertata, ma ritrovai a poco a poco l'equilibrio adeguandomi alla realtà del momento, risolsi nel mio animo la vicenda e mi affidai completamente a quanto il Signore ci avrebbe fatto comprendere e di cui ancora nulla immaginavamo. Ero a pranzo insieme alla mia famiglia da un'amica, nel pomeriggio avremmo giocato a tombola con i bambini, l'atmosfera natalizia ci rallegrava anche se quel Natale si era presentato all'insegna del mistero. Improvvisamente dissi: "Scusatemi, io devo andare". "Dove?", mi chiese Carmelo. "A cercare Giusto", e tale fu la mia sicurezza nel rispondere che nessuno replicò nulla, anzi avvertii un senso diffuso di devozione che aveva pervaso gli animi di tutti. Telefonai subito a Paolo perché mi venisse incontro, poi saremmo passati insieme a prendere Vittoria; ma per andare dove? Eravamo fermi in macchina, P. Gabriele aveva detto: "Vi guideranno gli angeli". D'un tratto dissi: "Paolo, dirigiti verso Lungotevere, più o meno, all'altezza di Monte Savello". "Conosci qualcuno lì?". "No, ma dobbiamo andare proprio lì". Arrivammo nei pressi del Portico d'Ottavia, dietro la Sinagoga. Quelle stradine erano deserte, le macchine parcheggiate, i negozi chiusi e nessuno che camminava a piedi. Era un giorno festivo. Dopo aver percorso un piccolo tratto contromano ci ritrovammo in una piazzetta sulla quale confluivano tre o quattro viuzze. In un angolo mi accorsi di una porticina a vetri, la luce all'interno era accesa. "Fermiamoci qui, siamo arrivati", e aggiunsi: "Vittoria, entra tu". "Sì, e che chiedo?". "Non preoccuparti ora, avrai sicuramente un segno". Trascorsero alcuni minuti, faceva molto freddo ed io e Paolo attendevamo in macchina. Vittoria uscì da quel luogo con il volto inondato di lacrime, aprii il finestrino: "Che succede?", chiesi. Non riusciva nemmeno a parlare, ripeteva solo: "Quella donna, quella donna" "Ma di quale donna parli?". "Quella che sta dentro il negozio". "Beh, perché sei tanto agitata?". "Appena sono entrata e ho detto: "Scusi signora, vorrei un'informazione su un bambino nato da pochi giorni...", lei ha alzato lo sguardo verso di me, mi ha sorriso e ha detto "Shalom", ti ricordi Gabri, che questo saluto doveva essere il segno per noi?". "Sì, è vero. Ora ricordo", e intanto il mio cuore cominciò a battere forte e un'emozione particolarissima cresceva, quasi a togliermi il respiro. Paolo aveva gli occhi pieni di lacrime, gli angeli ci avevano condotto nel luogo giusto. "Vittoria per piacere, non riesco a muovermi, dì a questa santa donna se può venire un secondo a parlare con me". Era bassina, semplice, umile, svelta nei modi, due occhi piccoli, scuri e uno sguardo intensissimo. Poggiò tutte e due le mani sul bordo del finestrino abbassando leggermente la testa, mi sorrise come se mi conoscesse da tempo: "Che c'è bella, in che posso aiutarti?". "Sto cercando un bambino nato da poco, un bambino speciale". "E perché lo cerchi qui?". "Qui mi hanno portato gli angeli". A questo punto la donna non trattenne le lacrime, con una dolcezza inconsueta mi accarezzò il viso con la mano.
Tirò un sospiro e disse: "Beh, senti, un bambino speciale è nato, solo lui è nato in questi giorni". "E quando?". "E me lo chiedi? Quando è nato il vostro, Gesù, insomma sì a Natale". "E tu come lo sai? Lo conosci? Sai dov'è?". "Ora troppe cose non te le posso dire, io lo so perché ho preparato i dolci per la circoncisione". "Sì, ma ti prego, dobbiamo sapere chi è, dov'è? ". "No, io non sono autorizzata, è una famiglia tanto riservata, hanno paura di tutto, tornate a trovarmi, ora devo proprio andare". Ci lasciò interdetti, non insistemmo, ma sapevamo che l'indomani saremmo stati nuovamente lì. Quando tornai a casa la mia emozione esplose in un pianto nel quale era contenuto quello che avevo vissuto nei giorni precedenti, ma ancor più ciò che dei giorni futuri mi sarei trovata a vivere quale protagonista di un evento che doveva appartenere al mondo intero. Raccontai tutto a mio marito, si commosse anche lui e avrebbe voluto subito fare qualcosa. Entrò in una sorta di trepidazione per la quale dovetti fermarlo dal prendere iniziative che avrebbero potuto interrompere o sciupare quanto sicuramente sarebbe stato guidato dagli angeli. Il cielo era sereno di un blu scurissimo e tante stelle che diffondevano un chiarore magico per quella sera d'inverno dove il freddo era in noi superato dal tepore di una realtà custodita nel mistero. Lei era lì, regina di un firmamento come non mai, luminosissima e dai contorni perfetti tanto che ad occhio nudo si distinguevano cinque punte come quelle che da secoli avevano alimentato i sogni dei bambini. I nostri sguardi non si staccavano da quel segnale splendente, era un invito verso un evento realmente accaduto sulla terra, era la testimonianza di quanto gli uomini non riescono a prevedere poiché quella stella dalla sera del ventiquattro dicembre non si era più mossa, il tempo c lo spazio non avevano influito laddove si pensa che tutto sia coordinabile dalla scienza. "Quant'è bella!", esclamò Carmelo, ma la guardavamo con il cuore poiché gli occhi umani, se pur gratificati dall'immagine, non avrebbero mai potuto contenere il messaggio universale che emanava. "Come la chiamiamo? Bisognerà pure darle un nome?". "Sì, Giustellina", disse Carmelo con l' amore e la comprensione di quanto di tenero e di grande doveva esprimere quell'appellativo ed in esso si traduceva bene per noi la luce di Dio che opera nel Giusto tornato a vivere nel candore di un bimbo. Il fenomeno era davvero strano. Tutti sanno che le stelle hanno un loro ciclo e tra l'altro le più luminose godono di tempi assai brevi. In verità era ancora poco il tempo per stabilire scientificamente l'anomalia di quell'astro, ma i giorni che ancora ne contano la vita non hanno mai smentito ciò che i nostri cuori anticiparono nella Fede. Fremevo, mi ero svegliata da poco ma non vedevo l'ora che arrivasse il pomeriggio. Con Paolo e Vittoria saremmo tornati lì, e ormai contavo le ore che mi separavano da quello che ritenni un premio alla nostra Fede. Pioveva, quando giungemmo di fronte alla porticina, illuminata come il giorno precedente. "Vittoria", dissi, "chiama la signora, chiedile se possiamo parlare qui in macchina". E così un po' stretti e con i vetri appannati fummo strumenti di Dio che volle parlare ai suoi angeli e per mezzo di essi. "Dimmi", mi rivolsi a lei, "come sono i genitori di questa creatura?". "Ah, sono tanto belli, molto giovani, ma sai noi siamo un popolo di perseguitati e hanno paura di tutto, sono un po' diffidenti". "Lo credo bene, se sapessero...". "Che cosa dovrebbero sapere?". "Se sapessero chi è, il figlio che il Signore gli ha mandato...", la guardai e aggiunsi, "tu ieri hai detto di aver preparato i dolci per la festa della sua circoncisione". "Sì, certo, e li ho fatti con tanto amore per quella creatura". "Tu sai a chi hai preparato i dolci? Dimmi, lo sai?". La donnina mostrava un'emozione crescente, arrossì in viso, si mise una mano sulla bocca come per prevenire un'esclamazione di stupore per quanto ancora non sapeva, mentre non riuscì a trattenere le lacrime. "Il Signore ha scelto te per la tua umiltà e per la tua Fede, e ti ha onorato affidandoti un compito per la festa di suo Figlio". Tacqui, e lei di seguito: "Oh Dio mio, proprio io che non sono niente, io che ti ho sempre amato anche quando sono rimasta sola al mondo, la mia famiglia fu trucidata, solo io riuscii a salvarmi e non ho mai capito come fu possibile... morti, tutti morti, i miei occhi videro l'olocausto di tutta la mia famiglia. Signore, io non merito tanto, eppure ti sei ricordato di me!". Dio aveva risposto nelle parole di quella donna poiché ella non replicò alla mia affermazione, neppure tentò di chiedere nulla, manifestò solo la commossa gratitudine per un dono inatteso, la sua Fede non vacillò nemmeno un istante. Tra di noi lo Spirito Santo era presente e palpabile poiché le parole di ciascuno accompagnate dal dono delle lacrime fluivano dolcemente in una comunicazione soprannaturale dal Cielo alla terra. "Tu sei l'angelo del Signore", mi sentii dire con la voce ferma di chi vive una certezza interiore. Le chiesi ancora: "Noi dobbiamo conoscere il nome di questo bambino, noi dobbiamo preparare il mondo per la sua manifestazione, poiché Egli è ritornato per voi, popolo eletto, perché quanto di Lui non credeste la prima volta, possiate riconoscerlo ora e compiere così la missione che vi fu affidata". "No, il nome non posso dirvelo, sarebbe troppo pericoloso, mi capite?". "Noi lo terremo segreto poiché Egli si manifesterà con il suo vero nome, quello del Padre suo, così come voi lo attendete, e sarà Giusto. Ma quanto ti chiedo servirà dopo perché nella storia futura tutto possa costituire fedele testimonianza, i suoi natali, la sua casa, i luoghi della sua infanzia". "Sì, ora ho riconosciuto nelle tue parole quanto il Signore mi chiede tuo tramite, però vi prego, mantenetelo segreto, non vorrei essere proprio io la causa di una tragedia". E abbassando il tono della voce, come se il mondo intero fosse lì ad ascoltare, scandì il suo nome e quello della sua famiglia, indicandoci la casa e il luogo ove suo padre, commerciante, lavora. Avevo chiesto tutto questo con tanta insistenza pari al disinteresse che dimostrai nell'aver saputo quanto non di umano poteva allietare il mio spirito ma solo e unicamente l'esistenza reale di questa creatura nel mondo. "Cosa intendi fare ora?", mi domandò la donna sempre visibilmente emozionata. "Non lo so, sarò ancora guidata dagli angeli, forse andrò nella sua terra". "Perché non qui, da Toaff?". "Vedi, tu forse segui poco quanto si disputa nel potere vostro e nostro, ma stai pur certa che un evento come questo provocherebbe le stesse cose di duemila anni fa. In fondo il problema che indusse i vostri rabbini a far processare Gesù dai Romani fu proprio quello di mantenere rapporti basati sugli interessi reciproci e di convivenza sullo stesso territorio. Qui sarebbe la stessa cosa, la vostra comunità deve garantirsi la serenità non creando disturbo in quegli ambienti per i quali il Figlio di Dio è morto sulla croce e non può tornare, mentre voi ancora lo attendete. Dire che è venuto? Qui significherebbe demotivare di fatto il potere della gerarchia ecclesiastica che ha solo funzioni di veci, di sostituzione, mi capisci? E in tal senso ci sarebbe da temere proprio per la vita stessa di questo bambino". "Hai ragione", annuì la donna, "forse è meglio che tu vada direttamente a Gerusalemme". Aprì lo sportello della macchina e mentre scendeva disse: "Aspettate, voglio darvi una cosa". Passò qualche minuto e tornò con tre pacchettini uguali. Erano dolci avvolti con cura in una carta trasparente e un nastro di raso. "Questi sono per voi, sono i dolci avanzati dalla festa di circoncisione del Messia". Un brivido mi pervase completamente attraversando tutto il mio corpo, aveva parlato lo Spirito. Trascorsero alcuni giorni e affidai a mio marito il compito di reperire quanto un giorno costituirà prova umana, ma solo dopo la manifestazione il cui tempo nessuno lo conosce. Ponemmo al sicuro ogni cosa, anche in considerazione di una nostra eventuale scomparsa dalla vita terrena, eravamo ben consapevoli che si sarebbe innescato un meccanismo nel quale non potevano escludersi circostanze casuali o criminali. Nessuno seppe mai nulla di quanto sarebbe servito solo a limitare la Fede in coloro che dovevano credere prima nello spirito, ed anche noi stessi evitavamo di invadere quanto doveva appartenere alla sfera privata della realtà umana di Giusto. Ogni tanto sostavamo sotto la sua casa pregando e assaporando il giorno in cui non sapevamo se i nostri occhi umani avrebbero visto l'espressione operante del Signore, ma la sua stella è lì perpendicolare alla sua dimora, viva e presente a seguirne il respiro, il vagito, i primi passi e le parole di Colui che già è, e resterà con noi fino alla fine dei tempi. L'aereo atterrò a Tel Aviv ed io fui consapevole di aver portato in quella terra il bagaglio più prezioso di tutti i tempi. Fui investita subito dalla presenza diffusa del Signore, nell'aria, negli alberi, in tutto quello che ci avvolgeva come un vento caldo e santo in una sensazione di purificazione da un mondo tutto contaminato. Percepii fino in fondo il dire di quei luoghi: "La Terra Santa". Questa volta io e Paolo fummo accompagnati da Silvia, colei che fu chiamata nella missione per il ruolo di testimonianza di quanto noi due avremmo vissuto nel soprannaturale. Io sapevo che ero lì in missione ufficiale per rappresentare l'evento responsabilmente presso le autorità che il Signore mi avrebbe indicato. Prima però di assolvere al mandato divino sentii il bisogno non di visitare ma di vivere i luoghi che per primi vantarono la presenza del Dio vivente, quasi a volerne fare un rifornimento inesauribile per tutto il resto della mia vita. Le ore e i giorni trascorrevano velocissimi tanta era la storia che si snodava da ogni angolo di Israele, tutto, tutto parlava di Lui, così come P. Gabriele mi confermò. Era il quattro febbraio 1993. "Figlia mia, eccoti , finalmente nella terra che accolse Gesù per la prima volta, tu terra ove Egli manifestò la sua potenza e l'onnipotenza del Padre, la terra ove fu amato ma anche perseguitato ed ucciso tanto la sua realtà disturbava coloro che ambivano all'assolutezza del potere umano. La tua missione è grande in questi luoghi poiché l'attesa del Messia viene ad interrompersi improvvisamente mediante la tua rivelazione, ma ancora il popolo di Giuda, nel senso di quanti hanno esercitato la volontà del tradimento, è pronto a ripetere quel disconoscimento che condusse Gesù sulla croce. Tu non badare alle reazioni, tu sei un angelo inviato dal Signore, con compiti precisi, e con angeli ti incontrerai, il resto lo compirà Dio stesso e dell'evento di Giusto se ne parlerà in tutta la terra, poiché tu stessa lo diffonderai mediante la tua parola ... ". Chiesi di incontrare un responsabile dei rabbini preposti allo studio di quanto per il popolo ebraico giustificava l'attesa del Messia, coloro che dall'interpretazione della Cabala avrebbero forse potuto riconoscere la veridicità della mia testimonianza. L'appuntamento era previsto per le sette di sera ma io non sapevo né come mi sarei presentata, né in che lingua mi sarei fatta capire giacché potevo esprimermi solo in italiano. Credevo di introdurre l'argomento esponendo i ruoli dell'Associazione in funzione delle missioni all'estero, ma questa tesi mi sembrava assai debole poiché non mi trovavo nel Terzo Mondo bensì in una terra alimentata dal benessere e dalla cultura. Rinunciai ad immaginare l'impatto affidandomi completamente a quanto il Signore avrebbe operato. E Dio pose le cose davvero in modo straordinario poiché il nostro dialogo fu completo e chiaro in due lingue diverse, né si svolse con preamboli che avrebbero certamente indebolito la forza del mio messaggio, ma io dissi con semplicità: "Sono venuta qui mandata dal Signore per comunicarvi che suo Figlio è tornato sulla terra". Il rabbino non riuscì a nascondere l' emozione e con gli occhi pieni di lacrime mi chiese: "Gabriella è il tuo nome?". "Sì", risposi, ma come lo conosceva? Proseguì giustificando lui stesso la mia sorpresa: "I nostri profeti hanno detto che l'annuncio del Messia sarebbe avvenuto per bocca del Signore e il nome che porti in ebraico significa appunto "Bocca del Signore"". Paolo, Silvia ed io ci guardammo come tre pastorelli smarriti in una grandezza paragonabile più al cielo che alla terra, mentre fummo consapevoli che in quel momento stavamo sostenendo un vero e proprio esame. "Avete avuto un segno, prima?", ci chiese, stupendoci sempre di più poiché non poteva sapere quanto ancora non gli avevamo raccontato, ma era evidente che seguiva una successione di eventi preannunciati nelle Scritture. "Sì", risposi ancora io, "sì, abbiamo avuto un segno dal Cielo e Paolo ne è testimone". "Una stella?", incalzò il rabbino. "Sì una stella", confermai. "Avevate fatto qualcosa da meritare un premio? Un particolare atto di Fede?". "Sì, ci eravamo impegnati ad annunciare il ritorno di Giusto sulla terra, e perché non si interpretasse simbolicamente, io acquistai poco prima tutto l'occorrente per un neonato". A questo punto il rabbino piangeva, mi guardò e ripeteva: "Giusto", scuotendo la testa. Era cosciente di vivere un evento che lo aveva ormai già impegnato nello spirito, ma io percepivo anche i timori che assillavano il suo pensiero, forse gli stessi che si sarebbero posti anche a Roma nelle sedi di potere. Stette in silenzio per qualche minuto, rifletteva, poi disse: "Tutto quello che mi avete raccontato lo metterete per iscritto e me lo consegnerete prima del vostro ritorno a Roma. Io vi incontrerò insieme ad un altro rabbino che può molto". Ormai mi sentivo nel pieno di una missione di cui nulla era nascosto e me ne resi conto anche da come, da quel momento, ci sentivamo "osservati". Io però eseguivo fedelmente quanto P. Gabriele mi indicava orientando il mio spirito attraverso il suo messaggio permeato di amore paterno. "Figlia mia, la tua missione avanza e come sempre il Signore è compiaciuto di quanto la sua diletta ottiene mediante quei doni straordinari di cui ella è portatrice per volontà di Dio. Tutto procede secondo il piano divino e ieri hai potuto ben riconoscere l'opera dello Spirito Santo che ha illuminato a giorno il tuo volto rendendolo splendente come la tua anima. Quel rabbino si è trovato di fronte ai messaggero di Dio e ne è profondamente convinto poiché le emozioni che ha provato erano inconfondibili. Tu hai parlato sotto totale ispirazione e la tua bellezza era adeguata al contenuto dell'annuncio per il quale hai riferito la presenza tra l'umanità del Figlio di Dio. Molte delle cose che hai detto corrispondevano a ciò di cui la Comunità ebraica è convinta nell'attualità dei tempi, ma ora ha inizio anche quella fase per la quale costui che è la persona giusta dovrà trovare altrettante persone giuste per il prosieguo della missione fino alla ufficializzazione dell'evento. P. Gabriele" Iniziai a preparare il documento così come mi era stato richiesto, e per la prima volta mi resi conto di quanto il Signore e P. Gabriele avevano eletto in me. Esperienze come queste non credo siano state vissute da altri, poiché se così fosse, il silenzio sull'evento più straordinario della storia dell'uomo dovrebbe considerarsi una ignobile omertà, anche se valutavo bene cosa avrebbe significato per me apporre una firma ed una data accanto a dichiarazioni di quel genere. Non che il metterlo per iscritto potesse in qualche modo attribuire al mio vissuto un valore maggiore, non mi sarebbe stato possibile ingrandire l'infinito ed io ci ero entrata dentro con tutta la mia vita rivivendolo ogni volta che mi trovavo a testimoniarlo, ma ora in quel che stavo scrivendo non mi rivolgevo più all'emotività dell'interlocutore credente o all'indifferenza del non credente, io presentavo un documento storico che avrebbe obbligato i potenti di tutto il mondo alla consapevolezza di una rivelazione. Mi sentivo anche responsabile al riguardo dei pericoli di cui la mia esistenza sarebbe stata permeata, ma niente e nessuno ormai avrebbe potuto distrarmi da quella docilità per la quale si obbedisce solo e incondizionatamente a Dio. E fu ancora P. Gabriele a sancire il compimento di quanto fu solo la prima parte di una missione non ancora conclusa: "Figlia mia, hai così adempiuto alla volontà del Padre Celeste che ha utilizzato la tua docilità e la tua Fede per ricercare l'ascolto interiore da parte di coloro che per primi furono gli eletti. Le persone con cui hai parlato sono quelle giuste, giuste nella loro disponibilità mediante la quale il rabbino che hai conosciuto questa sera ha potuto riconoscere in te la presenza del soprannaturale. Il suo cuore ha vibrato più volte nella profonda lettura che egli ha fatto nei tuoi occhi, ora si tratta di indurgli la giusta ispirazione per la quale si muoverà alfine di coinvolgere l'attenzione di chi proclamerà l'evento di questa santa nascita. Coraggio figlia mia, il tuo compito è grande, ma grandi saranno i meriti che il Signore ti riconoscerà, sei tu l'angelo dell'annuncio da sempre atteso, e tu presenterai il piccolo Giusto a tutti i popoli della terra, affinché coloro che in virtù dell'amore sopportarono l'ingiustizia umana un'era di pace e di giustizia secondo la volontà di Dio. Puoi riferire a1 rabbino. circa quello che i1 Signore vuole da lui, che deve prima raccogliersi in preghiera su questo evento e se troverà in sé la forza di un uomo di Dio, allora, come , fece Mosè, parlerà lui stesso al suo popolo nel nome dell'unico vero Dio. Ti benedico. P. Gabriele". E in quegli stessi giorni in cui il Signore trionfava nella terra che vide i natali di Gesù, annunciandone l'avvenuto suo ritorno, il veleno di Satana fuoriusciva come bava viscida da chi era già pronto a rinnegare il Figlio di Dio, così come nella prima lettera Giovanni, il discepolo prediletto da Gesù, ben profetizza a riguardo dell'anticristo (Cap. 2, 18-29). "Figlioli, questa è l'ultima ora. Come avete udito che deve venire l' anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l'ultima ora. Sono usciti di mezzo a noi ma non erano dei nostri: se fossero stati dei nostri sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri. Ora voi avete l'unzione ricevuta dal Santo e tutti avete la scienza. Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità. Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L'anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua Fede nel Figlio possiede anche il Padre. Quanto a voi, tutto ciò che avete udito da principio, rimanga in voi. Se rimane in voi quel che avete udito da principio, anche voi rimanete nel Figlio e nel Padre. E questa è la promessa che Egli ci ha fatto: la vita eterna. Questo vi ho scritto riguardo a coloro che cercano di traviarvi. E quanto a voi, l'unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che alcuno vi ammaestri; ma come la sua unzione v'insegnerà ogni cosa, è veritiera e non mentisce, così state saldi in Lui, come essa vi insegna. E ora, figlioli, rimanete in Lui perché possiamo avere fiducia quando apparirà e non veniamo svergognati da Lui alla sua venuta. Se sapete che Egli è Giusto, sappiate anche che chiunque opera la giustizia è nato da Lui". Non riuscì a simulare nel silenzio e nemmeno nella indifferenza, sentiva dentro di sé il tuono di Giusto che era tornato a cacciare dal suo tempio coloro che nei secoli avevano perpetuato la sua morte allontanando i popoli dall'attesa della sua venuta. A Roma il 4 febbraio 1993 il Vicariato diffondeva un comunicato che pubblicava poi nell'inserto (Roma Sette) dell'Avvenire di domenica 7 febbraio, rinnegando a priori l'evento di Giusto. E riferendosi al messaggio di P. Gabriele, fonte della rivelazione, recitava: "Tali messaggi hanno di recente proposto l'annuncio di una nuova nascita umana di nostro Signore Gesù Cristo che si pretende avvenuta in Roma tra il 24 e il 25 dicembre scorso. Tale annuncio è chiaramente incompatibile con la fede cattolica". L'anticristo aveva pronunciato la sua sentenza, non era concesso al Signore l'onnipotenza quale fondamento di Fede in tutte le religioni, Giusto avrebbe dovuto adeguarsi alle deformazioni strumentali del magistero della Chiesa al quale affidò la custodia del Verbo e non certo si consegnò come condannato a morte per la seconda volta. Mi precipitai a Roma e predisposi ogni cosa tesa alla salvaguardia del bimbo, a ché fosse al sicuro dall'azione dell'Erode di questo tempo, così come Gesù stesso era sfuggito per un errore all'esattezza di quell'anagrafe ove comparse solo sette anni dopo la sua nascita. E il Signore si servì delle grida dell'anticristo perché divenissero risonanza tra la gente laddove al dubbio di alcuni si sostituì la speranza di molti. Iniziarono per me le persecuzioni e i giornali non tacquero poiché per colpire la fonte dell'annuncio erano costretti ad annunciare essi stessi : "Gesù rinato" (La Repubblica del 9/2/93). La mia opera di diffusione si allargava giorno dopo giorno a macchia d'olio di città in città, di nazione in nazione; le minacce dell'anticristo si spegnevano nel silenzio fino al giorno in cui tentò di intimidirmi parlando di scomunica. La mia reazione fu per lui sconcertante: "Finalmente", dissi, "si predisporrà una commissione ed io potrò provare che Giusto è sulla terra". Bastarono queste mie parole a paralizzare ogni azione nei miei confronti, nessuna polemica, tutto tacque all'improvviso, tanto era il terrore di dover proclamare non più il martirio sulla croce, ma il suo regno terreno. Era giunto il momento di formalizzare nelle autorevoli sedi della Chiesa cattolica e così feci, con la stessa autorità di chi è inviato dal Signore a dire: "Egli è tornato a ricostruire il suo tempio poiché i suoi ministri lo hanno distrutto". Il 17/3/94 Giusto prendeva possesso della sua Chiesa per riportare l'amore e la giustizia tra i popoli e nessuno proferì parola. Sua Eccellenza Mons. Enzo Dieci VICARIATO P.zza S.Giovanni in Laterano, 6 00 184 ROMA e p.c. Sua Santità Papa Giovanni Paolo II CITTA' DEL VATICANO-ROMA Sua Eminenza Card. Camillo Ruini VICARIATO P. zza S. Giovanni in Laterano, 6 00 184 ROMA Raccomandata A.R. Eccellenza Reverendissima, faccio seguito all'incontro con Lei avuto presso il Vicariato di Roma il 15 marzo u.s. per ringraziarLa innanzi tutto della disponibilità resami al fine di chiarire numerosi argomenti relativi alle cariche da me ricoperte nell'ambito delle attività caritatevoli e spirituali della Associazione fra í Volontari della Carità, nonché per precisarLe quanto segue nel merito della mia realtà carismatica mediante la quale vengono diffusi messaggi provenienti dal defunto P. Gabriele Maria Berardi che hanno reso pubblico l' annuncio della seconda venuta di Gesù. Tralasciando per rispetto alla Chiesa l'agire diffamatorio ad opera di alcuni esponenti ecclesiastici nei miei confronti, Le confermo di aver appreso da Lei l'intenzione della autorità ecclesiastica di procedere contro di me mediante un decreto di scomunica per eresia giacché la Chiesa cattolica sembra rifiutare nella sua interpretazione quella che i millenaristi, nonché numerosi carismatici di tutto il mondo, definiscono "La seconda venuta di Gesù sulla terra". In proposito nella piena consapevolezza delle responsabilità cui sono esposta, e insieme a me per Fede certa e documentabile migliaia di fedeli, tengo a precisare, così come può essere provato da numerose testimonianze: - che prima ancora di rendere pubblici í messaggi di P. Gabriele ero seguita nella qualità di mio direttore spirituale da P. Pasquale Casillo dell'Ordine dei Paolini; - che fu proprio detto sacerdote a richiamare la mia coscienza nonché quella della signora Anna Galli, circa il dovere spirituale di diffondere quanto il cielo tramandava noti per noi ma per la salvezza dell'umanità: - che nel merito di queste dichiarazioni esistono numerosi documenti a firma dello stesso P. Casillo il quale ebbe a presentare lui stesso il primo volume di "Filo diretto, e di "Tutta di Gesù" insieme ad altri religiosi in una conferenza tenutasi presso la Sala Borromini in presenza di mille persone; - che nei giorni precedenti il Santo Natale dei 1992 in considerazione dei giusti timori circa le reazioni degli apparati della gerarchia ecclesiastica nell'apprendere la notizia del Secondo Avvento, Padre Casillo così come è documentato, annunciò dagli studi della Teletevere nel corso dei telegiornali l'evento, dichiarando apertamente la sua personale Fede nel merito; - che richiamato successivamente dai Superiori del suo Ordine, si recò presso il Vice Gerente Mons. Ragonesi, dal quale ricevette gravissime minacce tali da essere costretto a rinunciare alla direzione spirituale mia e di Anna Galli e ad ogni qualsivoglia rapporto con l'Associazione da me presieduta; - che da quel giorno P. Casillo non potette rendere a noi né ad altri sacerdoti e laici credenti nel soprannaturale, alcuna spiegazione se non rispondere: "Non posso dire nulla, lasciatemi in pace, quando sarò interrogato risponderò". - che il Vicariato diffondeva contestualmente una nota che si allega alla presente, contenente una serie di falsi, nonché chiaramente intimidatoria anche nei confronti delle libere coscienze dei sacerdoti e lesiva del rispetto della propria persona inviolabile secondo il diritto canonico specie se limitativa del ministero eucaristico nella commemorazione dei defunti; - che il Cardinale Vicario Camillo Ruini,fin dalla sua nomina, a differenza del suo predecessore Cardinale Ugo Poletti ha sempre e inspiegabilmente disatteso ogni richiesta di udienza; - che lo stesso Vicario non ha ritenuto nemmeno di usare l' autorità del suo consiglio pastorale per richiamare all'obbedienza chi, come nella fattispecie, secondo le note del Vicariato, "proponeva annunci chiaramente incompatibili con la fede cattolica"; - che sempre su mia iniziativa ottenni faticosamente un incontro con Mons. Ragonesi il cui esito fu disastroso per l'assenza di ogni spirito di dialogo e di carità da parte dello stesso, così come tuttora alle persone che a lui si rivolgono e che sono pronte a testimoniare in tutte le sedi, proferisce giudizi diffamatori e calunniosi non certo edificanti per chi, Ministro di Dio, dovrebbe attenersi alle leggi divine; - che confermo la mia totale e indiscutibile Fede a partire dalla profezia di S. Giovanni (Apocalisse, Cap. 20), nonché in tutti i messaggi che hanno annunciato il Secondo Avvento, così come testimonia i1 Santo Padre Giovanni Paolo Secondo in frequenti riferimenti nella sua Enciclica "Redemptor Hominis" e in altri importanti documenti riservandomi di documentare nelle opportune sedi perché siano presi ufficialmente e autorevolmente in esame i testi diffusi in tutto il mondo da organismi della Chiesa, sostenuti da Vescovi e sacerdoti quali ad esempio il Movimento Sacerdotale Mariano di Don Stefano Gobbi; - che in ordine al Secondo Avvento, Padre Pasquale Casillo, nella qualità di confessore, è depositario di quanto ad oggi costituisce segreto relativamente agli eventi verificatisi dal 24 dicembre 1992 al 10 gennaio 1993, segreto dal quale lo sollevo fin d'ora qualora l'Autorità ecclesiastica ritenesse importante conoscere quanto può essere utile alla fede cattolica; - che ho ritenuto in coscienza indire a Roma un convegno mondiale che avrà luogo prossimamente, cui saranno invitate tutte le Autorità ecclesiastiche alfine di formalizzare responsabilmente l'avvenuto Secondo Avvento e l'inizio del Terzo millennio secondo le testimonianze personali e di quanti risultano depositari dei medesimi annunci; - che qualora l'Autorità Ecclesiastica emanasse i1 decreto di scomunica, il nostro Movimento domanderà alla Santa Madre Chiesa di entrare nel merito dell'annuncio oggetto della eventuale scomunica, e che si renderà anche martire ma non disattenderà quanto ritiene comando divino a1 fine di difendere la proclamazione del Nuovo Regno di Cristo sulla terra così come evidente dalla lettura delle Sacre Scritture. Dichiaro infine la mia ampia disponibilità a sottopormi ad esame da parte dell'Autorità Ecclesiastica, atteso che solo il Sommo Pontefice può essere depositario di alcuni delicati particolari. Con filiale senso di devozione Gabriella Pasquali Carlizzi Giusto è un mistero per coloro che devono crescere nella Fede, ma è anche una realtà per quanti già sono giudicati poiché Dio è infinito, lo fu nel l'amore che vide Gesù sulla terra duemila anni fa, lo è nella misericordia perché sia a tutti visibile un giorno la manifestazione della sua infinita giustizia. Giusto è mistero, e fu segreto nella profezia di Fatima: "A Roma vi saranno grandi cambiamenti. Ciò che è putrido cadrà e ciò che cadrà più non si alzerà. Tempo verrà che nessun Re, Cardinale o Vescovo aspetterà Colui che tuttavia verrà". E venne. Era la Santissima Notte del 1992.
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